Pasqua ad Alimena 2008: Venerdì Santo (video)

Il Venerdi Santo segna l’acme dell’estremo sacrificio del Cristo in un frenetico succedersi di riti e manifestazioni, che vogliono esprimere dolore, partecipazione, rievocazione. Di prima mattina comincia la visita ai “Sepolcri” da parte delle confraternite, che visitano solo tre chiese, completando il giro in quella del Calvario.

Verso le 11:00 la battola (“a truccula”) portata in giro per le strade, chiama i fedeli alla messa, al posto delle campane, legate in segno di lutto. Alla fine della messa si svolge in chiesa, dopo l’adorazione della Croce, una breve processione guidata dal sacerdote, al canto di “Popule meo” in un latino storpiatissimo.

Popule meus, (Popolo mio)
popule meus, (Popolo mio)
quid feci tibi (che cosa ti ho fatto)
aut in quo (o in che cosa)
aut in quo contristavi te? (ti ho rattristato?)
Responde, (Rispondi)
responde mihi (rispondimi)

Sono le ore 15:00. Un lugubre tambureggiare (Tum-tum. Tum, tum, tum. Tum-tum. Tum,tum,tum…) si spande per l’aria, raggiungendo tutte le case; accanto alla chiesa del Calvario il parroco con la Banda ed un gruppetto di persone che innalzano sulla grande croce nera il Cristo spirante di cartapesta, custodito nella chiesa. Lo legano con molta riverenza; poi s’inginocchiano per adorarlo. Intanto vengono portate fuori dalla chiesa le belle statue della Madonna e della Maddalena e poste ai piedi della Croce.

Il quadro biblico è completo ed i presenti in composto silenzio ne rievocano tutti gli istanti con la meditazione, mentre la Banda in sordina suona musiche luttuose.

Poi cominciano a giungere le confraternite, precedute dal suono cupo del tamburo. Di tanto in tanto elevano al cielo l’accorato lamento per piangere Gesù ormai morto. Incominciano a salire la gradinata di 33 scalini, che porta alla chiesa. Si inginocchiano su ogni gradino e recitano il «Credo». Poi giunti sotto la Croce si prostrano in adorazione dicendo: «Adoremus te, Christe, quia per Sanctam Crucem tuam redemisti mundum». Anche moltissimi fedeli recitano il «Credo».

L’andirivieni dura fino alle ore 18:00, quando il Cristo viene deposto e collocato nell’urna per essere portato in processione, che vuole ricordare l’accompagnamento funebre, fase culminante della tragedia: la crocifissione, la morte, la sepoltura.

Una lunghissima teoria di confrati avvolti nelle «cappe», tranne quelli della maestranza, il cappuccio calato sul viso, un cero acceso in mano, si snoda dalla matrice lungo la stessa strada del giorno precedente. Davanti ad ogni gruppo il superiore ed i componenti del consiglio di amministrazione reggono le insegne. Accanto a loro due confrati portano la Croce da cui scende una banda bianca, e la bandiera.

Le confraternite sono cosi disposte: davanti S. Giuseppe, poi il Rosario, la Maestranza, il Crocifisso, l’Ecce Homo ed il S.S. Sacramento. Dietro l’arciprete e tutto il clero; seguono le autorita e due carabinieri in alta uniforme. In coda la banda in divisa nera, seguita da una folla immensa di fedeli raccolti in mistica preghiera. Altri si sporgono dai balconi illuminati da lampadine elettriche (anticamente da lumi a petrolio o da candelieri ad olio). Giunti ai piedi del Calvario si dispongono in due file ai margini della scalinata per assistere alla deposizione, quindi composto il Cristo dentro l’urna, appoggiata sul fercolo «A vara» abbastanza pesante, essa viene sollevata e portata giù per la scalinata lentamente, (anticamente preceduta dalle statue dell’Ecce Homo, della Pieta e del Crocifisso) e seguita dalla Madonna e dalla Maddalena, creando una doppia fila in movimento inverso, molto spettacolare.

La Maddalena porta in mano un mazzetto di fave verdi, che ricorda l’uso diffuso in Sicilia di offrire le primizie. Di tanto in tanto il corteo si ferma, e mentre i portantini si danno il cambio si grida con tono accorato «Viva ‘a misericordia di Diu!».

Il momento più affascinante si raggiunge durante la discesa lungo la via Vittorio Emanuele, allorchè le statue affiancano l’urna, le candele tutte insieme spandono la luce tremula ai bordi della strada, la marea della folla ondeggia sussurrante e la banda intona la marcia funebre di Chopin, sublimando con l’armonia il cerimoniale, ormai giunto all’epilogo.

Sono immagini che si scolpiscono indelebilmente nell’animo! Infine una breve predica celebra il compimento del sacrificio e del riscatto, con la richiesta del perdono.

L’assemblea si scioglie con l’animo turbato da pensieri di morte, di castighi, di vita eterna, di fede. Alla maestranza spetta il compito di riportare l’urna e le statue al Calvario.

Dopo questo ultimo atto, nella tarda serata del venerdi cala il sipario sulle scene della morte e si spegne il fervore religioso-folkloristico animato da quasi tutti gli abitanti del paese ed in particolar modo dalle Confraternite, vere protagoniste ed attrici della rievoca zione storica della passione di Cristo.

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