9 Aprile 2011 – Il nostro tempo è adesso la vita non aspetta

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso..

tutt* in piazza il 9 aprile.

link: http://www.ilnostrotempoeadesso.it/
su facebook: Il nostro tempo è adesso

Scarica 9 Aprile 2011 - Tutti in piazza - (1.66 MB)

I primi appuntamenti:

-ROMA piazza Repubblica ore 15:00 street parade fino al Colosseo

-MILANO Colonne di San Lorenzo ore 15:30

-NAPOLI piazza Mancini ore 9:00 corteo fino a Piazza del Gesù, ore 12:00 concerto finale

-PALERMO piazza Indipendenza ore 17:00 fino a Piazza Bologni, ore 19:00 “I giovani siciliani si raccontano”

-TORINO piazza Vittorio ore 15:00

-GENOVA Via San Lorenzo ore 17:00

-MODENA “Precary Parata” ore 15:30 Facoltà di Economia di Modena fino a Piazza Mazzini

-ANCONA Piazza del Plebiscito ore 10:00 il comitato marchigiano partecipa alla Marcia per il Lavoro e si incontra presso lo stand del Comitato Il nostro tempo è adesso

-CATANZARO piazza Prefettura ore 17:30

-TARANTO Piazza Roma San Vito via del Faro 44 iniziativa e dibattito dalle 16:00 in poi

-CESENA Piazza Almerici dalle ore 16:00

-BERGAMO Piazza Matteotti dalle ore 16:30

-SIRACUSA Tempio di Apollo ore 9:30

-NOVARA Piazza Matteotti ore 15:000

L’appello:

Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso.

Salvo Barrano, archeologo freelance, Associazione nazionale archeologi

Eleonora Voltolina, giornalista, Repubblica degli Stagisti

Pierpaolo Pirisi, portuale interinale, Rete precari portuali di Civitavecchia

Luca Schiaffino, ricercatore precario, Coordinamento precari università

Ilaria Lani, sindacalista, Giovani NON+ disposti a tutto-Cgil

Marco Palladino, imprenditore, fondatore del progetto Mashape

Alessandro Pillitu,avvocato a p.iva, Associazione praticanti 6° piano

Claudia Cucchiarato, giornalista, autrice del libro “Vivo altrove”

Raffaella Ferrè, scrittrice, Coordinamento giornalisti precari Campania

Ilaria Di Stefano, operatrice precaria dello spettacolo, Duncan 3.0

Francesco Vitucci, assegnista di ricerca, ADI Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani

Teresa Di Martino, giornalista precaria, Diversamente occupate

Francesco Brugnone, operatore call center, 4U di Palermo

Imane Samia Oursana, redattrice precaria, associazione Going to Europe

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  • 1 Commento su “9 Aprile 2011 – Il nostro tempo è adesso la vita non aspetta”

    1. E’ una iniziativa lodevole, anche se tardiva. Ma ciò che importa è che non si risolva nella sola giornata del 9 p.v.
      Bisogna non stancarsi d’insistere, finchè questi quattro colonnelli fascistoschi e megalomani non vadano, come dice Bossi “Fora dai ball”. Salvatore.

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