Alimena 1978 – Lettera del Sindaco Antonio Porrivecchio “all’arminisi migranti”

Alimena 1978 - Lettera del Sindaco Antonio Porrivecchio

Al fine di permettere agli emigrati di assistere alla festa patronale di S.M.Maddalena, nella primavera del 1978, l’allora Sindaco Antonio Porrivecchio (Sindaco dal 1961 al 1970 e poi dal 1975 al 1980) rese pubblica una lettera, seguita da dei versi (in puro dialetto alimenese), dove per “dovere di coscienza e di puri sentimenti religiosi e fraterni” comunicava lo spostamento della festa patronale nei giorni 7-8 e 9 Agosto 1978.

Ritrovata tra gli archivi privati di un vecchio imprenditore (somigliava tanto alle ordinanze che oggi troviamo appese nei vari locali pubblici) mi ha subito impressionato per l’intensità e la sincerità con la quale viene esternato il sentimento di vicinanza a coloro che hanno dovuto lasciare la propria terra: “Noi qui viviamo con TE e speriamo e ci auguriamo di cuore, che non sia lontano il giorno in cui possa Tu ritornare a vivere con noi, a dividere con noi gioie e dolori; e che Tu possa nella nostra terra trovar lavoro e serenità, per Te e per la Tua cara Famiglia“. Un invito alla lettura, quindi, per capire quanto disgregante sia stato e continua, purtroppo, ad essere il fenomeno dell’emigrazione.

Duci, bieddu e caru migranti
du cori nuostru sì ardenti:
fora regnu luntanu iutu
ccu tuttu u cori i t’invitu

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2 Commenti su “Alimena 1978 – Lettera del Sindaco Antonio Porrivecchio “all’arminisi migranti””

  1. Grazie per questa magnifica lettera di assoluto valore storico ed UMANO motivo di orgoglio di essere figli di questa terra.
    Sia motivo di riflessione per un futuro migliore.

    Un grazie di cuore per aver reso partecipi tutti di questo documento storico che analizza tutta la sofferenza di chi lascia la propria terra e di chi rimane con la speranza di costruire un futuro pieno di certezze.

    UN GRAZIE IMMENSO Emanno

  2. Chissà cosa intenteva scrivere al posto dei puntini, al 7° capoverso della lettera, il Sindaco poeta? Il suo canto struggente, intriso di malinconia per la perdita di un cittadino che emigra; la descrizione della durezza del lavoro, seppur contemperata dalla mitezza del clima e dalla bellezza di un cielo punteggiato di stelle, raffrontata alla facilità del guadagno in altri luoghi lontani dal paese natio, che consentono all’emigrato alimenese di prendere il caffè al mattino, andare in giro con le scarpe lucide, accendere una sigaretta e volare in motore verso la sirena della fabbrica che chiama a raccolta i lavoratori, sembrano essere il grido di dolore di un rappresentante delle Istituzioni pubbliche,che si sente e si vede incapace di offrire ai propri concittadini quel minimo indispensabile che li rende liberi dal bisogno e consente loro di godere della felicità dei sogni. Quanta diversità di sentire rispetto alla quasi totalità dei politici odierni.

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