Veduta di Alimena
 
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Foto Maggio 2004      
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Un'attenzione particolare merita la festa in onore di S. Giuseppe, il 19 marzo, per l'originale pranzo di consolazione offerto a ricordo della morte del Santo, cerimoniale che si salda all'uso corrente di offrire appunto un pranzo di condoglianze, o meglio, di consolazione, ai parenti del morto, il cosiddetto «Cunsulu». Generalmente, anche oggi, il pranzo promesso per qualche grazia ricevuta si svolge il 19 marzo o in un giorno qualsiasi del mese, prima della festa, e si chiama usualmente «I virgineddi», poiché un tempo veniva offerto a 13 orfanelle povere («Le verginelle»), oltre che a tutti i poveri che bussavano alla porta di casa in cui era preparato, accanto ad un altarino addobbato con fiori davanti al quadro di S. Giuseppe. Il pranzo consiste in un primo di pasta e lenticchie e fagioli o fave che preparate con un po' di finocchietto selvatico, e nella frutta. E’ offerto, come detto, ai poveri, che si avvicendano a gruppi, secondo lo spazio e la quantità di cibo preparata. Al posto del pranzo si possono distribuire delle forme di pane preparato il giorno prima in modi diversi, che imitano la barba del Santo «A varvuzza», la mano «A manuzza», il bastone «u vastuni», il giglio «u gigliu», ed alcuni arnesi da lavoro, martello e tenaglia «Martiddu e tinaglia», e vengono disposte sopra l’altare. Il pranzo e i pani sono benedetti in mattinata da un prete. Questa offerta, a volte ripetuta per vari anni per la stessa grazia, commemora la morte del Santo e quindi a ricordo di essa si rievoca la scena, immaginando di ascoltare il testamento lasciato da Lui alla moglie. Anticamente la festa si concludeva con la solenne processione alla quale partecipavano le confraternite, prima fra tutte quella di S. Giuseppe. Dietro il Santo la banda ed i muli bardati a festa, carichi di grano raccolto nella mattinata dai confrati per le vie del paese, per far fronte con il ricavato della vendita alle spese per la festa, che si concludeva con uno spettacolare gioco d'artificio. L’offerta del frumento quale dono votivo per il miracolo o la grazia ottenuti era una sopravvivenza pagana che aveva qualcosa di magico e ricordava gli ex voto ammassati nei templi greci. Da anni ormai è stata soppressa la processione del 19 marzo e differita alla prima domenica di maggio per celebrare S. Giuseppe lavoratore, festa organizzata allora dai falegnami, ora dalla confraternita di S. Giuseppe. La statua portata in processione è quella custodita nella chiesa madre, mentre il 19 marzo veniva portata in giro quella della chiesa di S. Giuseppe, ritenuta più bella. Nel rito del banchetto possiamo ravvisare due aspetti: il culto della morte, nonché la solidarietà verso i poveri tanto amati da Gesù e dallo stesso S. Giuseppe, umile falegname, elevato alla dignità di padre del Dio fattosi uomo per salvare l'umanità.
 
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