Alimena in ginocchio: due giorni di fuoco e la rabbia per un territorio lasciato all’incuria.
Quelli vissuti da Alimena in questi giorni non sono stati semplici incendi. Sono stati momenti di paura, di angoscia e di enorme disagio per cittadini, famiglie e attività economiche. A tutti coloro che hanno combattuto le fiamme – Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Protezione Civile, volontari e forze dell’ordine – va il più sincero ringraziamento della comunità.
I responsabili materiali, se saranno individuati, dovranno rispondere senza sconti delle proprie azioni. I piromani sono criminali. Ma sarebbe un grave errore fermarsi a questa facile conclusione, perché un incendio diventa una catastrofe quando trova un territorio abbandonato all’incuria, con vegetazione infestante, terreni non puliti e fasce di rispetto inesistenti.
Chiunque abbia percorso negli ultimi mesi la strada che dall’autostrada A19 porta ad Alimena sa perfettamente di cosa stiamo parlando: erba alta, vegetazione spontanea, sterpaglie e terreni mai ripuliti. Era sotto gli occhi di tutti che, in caso di incendio, quel tratto avrebbe potuto trasformarsi in una trappola mortale. Purtroppo è esattamente ciò che è accaduto.
Le responsabilità dell’incuria sono diffuse e riguardano anche i privati che non hanno provveduto alla manutenzione dei propri terreni. Ma esiste anche una responsabilità istituzionale che non può essere ignorata.
Negli ultimi mesi il sindaco ha trovato il tempo per emanare decine di ordinanze contestate come abusive e illegittime, utilizzate per impedire o ostacolare lo svolgimento del Consiglio comunale. Ha trovato il tempo per inseguire operazioni di propaganda politica e per rincorrere personaggi come Vannacci. Ma non ha trovato il tempo per firmare l’unica ordinanza che sarebbe stata davvero utile alla collettività: quella per l’esecuzione degli sfalci, della pulitura e del taglio della vegetazione spontanea ai fini della prevenzione degli incendi.
L’ultima ordinanza comunale in materia risale addirittura al maggio 2025 e, peraltro, venne pubblicata soltanto il 21 maggio 2025, quando la stagione antincendio boschivo era già iniziata il 15 maggio, come previsto dal Decreto Assessoriale dell’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente.
Per il 2026, invece, il silenzio assoluto.
Eppure il confronto con i Comuni vicini è impietoso. Il Comune di Petralia Soprana aveva regolarmente emanato e pubblicato la propria ordinanza. Il Comune di Bompietro aveva fatto altrettanto. Due Comuni confinanti con Alimena, esposti agli stessi rischi e soggetti alla stessa normativa regionale.
Ad Alimena, invece, nessuna ordinanza.
Sia chiaro: nessuno sostiene che un’ordinanza, da sola, avrebbe fermato i piromani o impedito completamente gli incendi. Ma un sindaco ha il dovere di fare tutto ciò che la legge gli consente per prevenire il rischio, richiamare i proprietari ai propri obblighi, ridurre il materiale combustibile e limitare la propagazione delle fiamme.
Quando perfino questo atto di ordinaria amministrazione viene meno, è inevitabile chiedersi dove siano finite le priorità di chi amministra la Comunità.
Dopo l’emergenza sarà necessario accertare le cause degli incendi e perseguire con fermezza gli eventuali responsabili. Ma sarà altrettanto necessario aprire una riflessione seria sullo stato di manutenzione del territorio e sulle omissioni che hanno contribuito a rendere così devastante ciò che è accaduto. Perché la tutela del territorio non si improvvisa quando il fuoco è già arrivato: si costruisce ogni giorno, con prevenzione, programmazione e senso di responsabilità.
Per amministrare un Comune non bastano le polemiche, gli slogan o le passerelle politiche. Servono attenzione, programmazione e prevenzione. Perché quando il territorio viene trascurato, il conto arriva sempre. E purtroppo, come al solito, lo hanno pagato tutti gli alimenesi.

































































Fra Cecchettin e Vannacci il nostro eroe si è perso in una brace, e’ senza rossore e vergogna dimettiti hai fallito miseramente