Alimena (Pa) – Doppia bocciatura del TAR: annullate le ordinanze del Sindaco e confermata la legittimità del decreto assessoriale per procedere alle surroghe e ripristinare il Consiglio Comunale
Dopo mesi di forzature, atti al limite e contenziosi dall’esito ampiamente prevedibile, arriva finalmente la parola fine.
Una decisione che non lascia spazio a interpretazioni — anche se, c’è da scommetterci, il nostro “primissimo cittadino” riuscirà comunque, in una logica perversa e ridicola, a trascinare la vicenda davanti al CGA, con l’ennesimo inutile e superfluo dispendio di risorse pubbliche.
E come se non bastasse, venerdì scorso l’eccelso giurista ha prodotto l’ennesima ordinanza di “chiarimento e integrazione” delle precedenti, arrivando a sostenere — in un passaggio che sfiora il grottesco — che quelle stesse ordinanze sarebbero state adottate per “prevenire” eventuali atti illegittimi del Consiglio Comunale, che a questo punto, paradossalmente, dovrebbe persino ringraziarlo.
Un capovolgimento della realtà prima ancora che del diritto: si adottano atti illegittimi — come oggi certificato dal TAR — per evitare ipotetiche illegittimità altrui.
Non è solo un cortocircuito logico, è una rappresentazione plastica dell’assurdo.
Altro che chiarimento: è il tentativo, ormai scoperto, di dare una giustificazione postuma a una costruzione già crollata sotto il peso delle sentenze.
Dopo il rigetto della sospensione, infatti, arriva adesso la sentenza definitiva: il TAR ha confermato la piena legittimità del Decreto assessoriale che nominava il Commissario ad acta per procedere alle surroghe e contestualmente, nella stessa giornata di ieri, “con riferimento alla dedotta incompetenza funzionale del Sindaco a dichiarare la decadenza del Consiglio Comunale, e alla possibilità, desumibile dagli atti di causa, di procedere alla surroga dei due consiglieri dimissionari“, ha annullato tutte le ordinanze con cui il Sindaco aveva tentato — con una certa fantasia giuridica — di dichiarare decaduto il Consiglio Comunale.
Scarica sentenza TAR Decreto assessoriale
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Tradotto: il Consiglio Comunale è ripristinato e tutto torna come era già scritto che dovesse essere: quando viene meno la composizione del Consiglio, si procede con le surroghe. Punto.
Non si blocca l’organo.
Non lo si dichiara decaduto a piacimento.
Non si inventano scorciatoie.
E invece si è scelto di fare esattamente il contrario.
Si è arrivati al punto di impedire fisicamente l’insediamento del Commissario ad acta, con tanto di chiamata ai Carabinieri.
Si sono impartiti ordini ai funzionari comunali – ritrovatisi sotto pressione e, si vocifera, persino costretti a “ferie forzate” in occasione della presenza del Commissario – per non consentire l’esecuzione di un provvedimento regionale.
Si è costruita, pezzo dopo pezzo, una narrazione giuridicamente insostenibile pur di non permettere il ripristino del Consiglio Comunale.
Tutto questo mentre si continuava a presentare ricorsi e produrre ordinanze illegittime.
Ricorsi che oggi mostrano ciò che erano fin dall’inizio: atti diabolici per prendere tempo.
E nel frattempo, il conto è cresciuto.
Circa 14.000 euro già bruciati per la vicenda della nomina illegittima della Presidente del Consiglio Maria Grazia Stella.
Altre 15.000 euro per gli avvocati di questa vicenda, più oltre 5.000 euro per la condanna al pagamento delle spese legali.
Una cifra complessiva che si avvicina ormai ai 50.000 euro.
Denaro pubblico speso per sostenere tesi che non avevano nè testa nè coda e che i giudici hanno sistematicamente smontato.
E non è ancora finita.
Resta pendente l’azione per il presunto silenzio-inadempimento contro la Regione Siciliana, con udienza fissata al 12 maggio 2026, per non aver dichiarato decaduto il Consiglio Comunale: un altro assurdo e grottesco capitolo che sembra già scritto (in quanto “non più di interesse” considerate le sentenze di ieri).
A questo punto, più che una strategia difensiva, il tutto è sembrato una perseveranza ottusa e ostinata, quasi inspiegabile, se non con l’assoluta inadeguatezza al ruolo di questo Sindaco che sconosce la responsabilità e la moderazione.
E la domanda è inevitabile:
ma davvero si è potuto continuare a spendere decine di migliaia di euro della collettività per cause che nascono già perse?
E soprattutto: per fare cosa?
Difendere cosa?
Qui non si è mai trattato di interpretazioni giuridiche.
Qui si tratta di aver portato avanti, per mesi, una linea che ha prodotto un unico, evidente risultato: paralizzare le istituzioni e svuotare le casse pubbliche pur di restare aggrappato a una poltrona che, per la totale mancanza di rispetto dimostrata verso la collettività — fatta anche di ritorsioni gratuite e reiterate negli anni — non solo non merita oggi, ma che verosimilmente non ha mai meritato.
E mentre le sentenze ristabiliscono ciò che era evidente sin dall’inizio, resta l’aspetto più grave.
Non l’errore.
Ma la volontà di portarlo avanti comunque.
Fino in fondo.
A qualunque costo.
Anche quando quel costo ricade interamente sui cittadini.
Ora però siamo al capolinea ed è arrivato il momento di preparare le valigie, le Sue, caro Sindaco, quelle della sua compagna assessora convivente e di una intera Giunta indecente.































































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