Alimena (Pa) – Il caos totale: ordinanze abusive, scontro sui verbali, e il Commissario ad acta che scavalca tutto e convoca il Consiglio per il 6 luglio — ma solo per il bilancio.

Alimena (Pa) - Consiglio Comunale del 2 Luglio: ci risiamo. Ordinanza abusiva, funzionari compiacenti e porte che potrebbero restare chiuse per la quarta volta.

Era stato convocato per oggi 2 Luglio 2026, dal Consigliere anziano Giovanni Di Gangi, il Consiglio Comunale, chiamato a completare l’ordine del giorno – compreso il bilancio – rimasto inevaso nella seduta del 12 giugno: una serata che avrebbe potuto rappresentare un punto di svolta per la vita istituzionale del paese e che si è invece conclusa con un rinvio “forzato”, anche per il clamoroso tradimento delle aspettative riposte nel gruppo di opposizione “Alimena Unita”, in particolare nel neoeletto consigliere Salvatore Scelfo, il cui approccio alla seduta è apparso completamente fuori fuoco: invece di rivolgere l’attenzione verso chi ha trascinato il Comune in mesi di contenziosi, illegalità e distorsioni istituzionali, ha preferito osteggiare proprio chi, rinsavito degli errori commessi in passato quando ha sostenuto politicamente questo Sindaco, stava lottando – anche con risorse economiche di propria tasca – contro quelle stesse questioni.

Prevedibile come un orologio rotto, Scrivano ha risposto alla convocazione con la consueta ordinanza abusiva e illegittima, dichiarandone l’invalidità. La stessa musica, lo stesso spartito, la stessa mano — nonostante TAR e CGA gli abbiano ripetuto più volte, in modo inequivocabile, che non ha alcuna competenza funzionale in materia di convocazione e composizione del Consiglio Comunale, che è organo sovrano.

Nel giorni successivi al 12 giugno: è successo di tutto

A dimostrazione del livello di caos e di paralisi istituzionale in cui Scrivano ha trascinato questo Comune, nei giorni successivi alla seduta del 12 giugno si è consumato subito uno scontro formale tra il Segretario Comunale e il Consigliere anziano Giovanni Di Gangi sulla ricostruzione di quanto avvenuto in aula quella sera.

Da un lato, il Segretario ha trasmesso una propria relazione, inviata anche alla Prefettura di Palermo e all’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali; dall’altro, il consigliere anziano ha presentato una formale contestazione del verbale delle sedute, diffidando l’amministrazione dalla sottoscrizione e dalla formazione di atti ritenuti incompleti e non corrispondenti a quanto realmente accaduto in aula.

Due versioni opposte, due atti formali che si contraddicono, due ricostruzioni incompatibili della stessa realtà. L’ennesimo cortocircuito istituzionale di una vicenda ormai divenuta un groviglio inestricabile di ordinanze contraddittorie, ricorsi, diffide e versioni opposte dei fatti, nel quale non si riesce più a distinguere il confine tra amministrazione e improvvisazione. Un disordine che ha un preciso responsabile politico: chi, da mesi, considera le istituzioni non come regole da rispettare ma come strumenti da piegare alle proprie convenienze.

La contraddizione del Segretario Comunale: prima applica un’ordinanza che invade le competenze del Consiglio, poi riconosce che il Sindaco non può invadere quelle stesse competenze

A rendere ancora più paradossale una vicenda già di per sé intricata, il 30 giugno è intervenuta una nuova relazione del Segretario comunale, dott. Valerio Saetta, trasmessa al Sindaco, al Consigliere anziano, a tutti i Consiglieri comunali, alla Prefettura di Palermo, all’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica e al Commissario ad acta per il bilancio.

Si tratta di un documento che, letto con attenzione, fotografa perfettamente il cortocircuito istituzionale in cui versa il Comune di Alimena.

Il Segretario esprime infatti parere negativo sulla convocazione del Consiglio del 2 luglio nella parte in cui prevede il giuramento del sig. Massimiliano Cipriano, ritenendo che, finché non sarà definitivamente chiarita la vicenda della consigliera Maddalena Mascellino, l’eventuale presa d’atto del giuramento potrebbe determinare “un’oggettiva alterazione della configurazione del Consiglio comunale“, con possibili ripercussioni sulla validità del numero legale, dei quorum deliberativi e, più in generale, sulla regolare formazione della volontà dell’organo consiliare.

Fin qui, una valutazione giuridica che può essere condivisa o meno.

Il vero punto, però, è un altro.

Nella precedente relazione sulle sedute del Consiglio del 12 e 13 giugno, lo stesso Segretario aveva sostanzialmente legittimato gli effetti dell’Ordinanza sindacale n. 35 del 5 giugno 2026, con la quale il Sindaco aveva vietato la presentazione di proposte di surroga dei consiglieri ritenuti non validamente dimessi.

Proprio richiamando quell’ordinanza, il Segretario aveva giustificato il comportamento degli uffici, che non avevano provveduto a notificare ai consiglieri l’integrazione dell’ordine del giorno richiesta dal Consigliere anziano. Successivamente, durante la seduta, quindi, aveva sostenuto che, proprio perché tale integrazione non era stata notificata, le deliberazioni con cui il Consiglio aveva votato di inserirla comunque all’ordine del giorno dovessero considerarsi prive di efficacia.

In sostanza, gli uffici alle sue dipendenze hanno dato esecuzione a un’ordinanza sindacale che incideva direttamente sul funzionamento del Consiglio comunale e sulla formazione del suo ordine del giorno.

Ed è qui che emerge la contraddizione.

Nella nuova relazione del 30 giugno, infatti, il Segretario prende invece espressamente le distanze dall’Ordinanza sindacale n. 42, affermando di non condividerne la parte in cui il Sindaco interviene sulla convocazione del Consiglio e sull’iscrizione dei punti all’ordine del giorno.

Scrive testualmente che quelle disposizioni appaiono incidere su ambiti attinenti alla convocazione, alla formazione dell’ordine del giorno e al funzionamento del Consiglio comunale, con conseguenti profili problematici in ordine al riparto delle competenze tra gli organi dell’Ente“.

In altre parole, è lo stesso Segretario comunale a riconoscere che il Sindaco sta esercitando poteri che non gli appartengono, interferendo con competenze riservate al Presidente del Consiglio (o, in sua assenza, al Consigliere anziano) e allo stesso Consiglio comunale.

Ed è proprio questo il punto che lascia sconcertati.

Perché se oggi il Segretario riconosce che il Sindaco non può intervenire sulla convocazione del Consiglio e sulla formazione dell’ordine del giorno, diventa difficile comprendere perché, appena pochi giorni prima, gli stessi uffici abbiano invece dato piena attuazione all’Ordinanza n. 35, che invadeva esattamente gli stessi ambiti, impedendo la notificazione delle integrazioni dell’ordine del giorno e contribuendo a paralizzare i lavori consiliari.

È una contraddizione evidente che restituisce l’immagine di un’amministrazione ormai intrappolata nelle proprie stesse forzature giuridiche.

Il risultato è uno stato di paralisi istituzionale senza precedenti.

Lo certifica lo stesso Segretario comunale, descrivendo il quadro come una situazione di “oggettiva incertezza procedimentale” il quale conclude la propria relazione affermando di non essere posto, allo stato, nelle condizioni oggettive per svolgere legittimamente le proprie funzioni in occasione della seduta del 2 luglio, invitando contestualmente il Consigliere anziano a ritirare o rimodulare la convocazione e il Sindaco a riesaminare la propria ordinanza.

È probabilmente l’immagine più emblematica del caos amministrativo che da mesi caratterizza il Comune di Alimena: il massimo garante della legalità dell’Ente che dichiara formalmente di non poter esercitare le proprie funzioni perché gli atti prodotti dagli stessi organi dell’amministrazione sono ormai entrati in insanabile conflitto tra loro. Un epilogo che descrive meglio di qualunque commento il livello di disordine istituzionale in cui è stata trascinata la comunità.

Il colpo di scena: il Commissario ad acta scavalca tutto e convoca il Consiglio per il 6 luglio

Ma la vicenda, come ormai accade sistematicamente ad Alimena, si complica ulteriormente. Nel mezzo di questo groviglio — convocazione del 2 luglio contestata, ordinanza sindacale illegittima, Segretario che dichiara di non poter operare, scontro sui verbali del 12 giugno — è intervenuto il Commissario ad acta, che ha convocato in via straordinaria e urgente il Consiglio Comunale per il 6 luglio 2026, ai soli fini dell’approvazione del bilancio.

Una convocazione che solleva immediatamente una serie di questioni di non poco conto.

Primo: il Commissario ha di fatto scavalcato la convocazione del Consigliere anziano per il 2 luglio, sostituendola con una propria per una data successiva, su un ordine del giorno ridotto al solo bilancio.

Secondo, e ancora più grave: dall’ordine del giorno della convocazione del 6 luglio sono state espunte tutte le questioni relative alle surroghe e al rientro in carica di alcuni consiglieri. Proprio le questioni che costituiscono il cuore dell’intera vicenda che da quasi un anno paralizza il Comune, che ha già provocato nove pronunce sfavorevoli tra TAR e CGA e oltre settantamila euro di spese processuali a carico della collettività. Tutto questo in nome dell’approvazione del bilancio, che, essendo un atto dovuto, sarà comunque approvato: se non dal Consiglio comunale (che decadrebbe), dal Commissario ad acta, che ha già fissato il termine ultimo al 5 agosto. Le questioni istituzionali che hanno generato questo disastro, invece, non possono essere semplicemente rimosse dall’ordine del giorno perché è più comodo far finta che non esistano. Ignorarle significa soltanto rinviare ancora una volta il momento della verità e lasciare irrisolte le responsabilità politiche e amministrative che hanno condotto il Comune in questa situazione.

Terzo: nell’ordine del giorno del 6 luglio non figura nemmeno la nomina del Presidente e del Vice Presidente del Consiglio Comunale — punto che invece era inserito nella convocazione del Consigliere anziano per il 2 luglio, e che attende di essere discusso da mesi.

In sostanza: il Commissario ad acta, ma più in generale l’ufficio ispettivo dell’Assessorato – che ha prodotto la nota 8981 di cui si dirà a seguire – chiamato a sbloccare una situazione di stallo che dura da quasi un anno, sceglie di affrontare esclusivamente il bilancio — atto dovuto che sarà approvato in ogni caso — lasciando intatte tutte le questioni che hanno generato e alimentato quella paralisi. È un intervento che risolve il sintomo più urgente e visibile, ma lascia aperta, irrisolta e potenzialmente esplosiva, la ferita che lo ha causato.

Su cosa Giuseppe Scrivano e Maddalena Mascellino, agendo in perfetta sintonia, continuano a tenere sotto scacco un’intera comunità

Per comprendere la portata del disastro istituzionale che da quasi un anno paralizza Alimena è necessario ripercorrere il filo di una vicenda che sembra non avere mai fine. Dopo lo scontro sulla nomina del Presidente del Consiglio e il successivo tentativo di far decadere l’intero Consiglio comunale, Giuseppe Scrivano e Maddalena Mascellino hanno costruito un terzo fronte di scontro, trasformandolo nell’ennesimo pretesto per tenere sotto scacco le istituzioni cittadine. Il risultato è ormai sotto gli occhi di tutti: un Comune paralizzato, danni sempre più gravi alla credibilità dell’Ente, alle casse comunali e all’immagine del paese, mentre il conto continua a essere pagato esclusivamente dai cittadini di Alimena.

Tutto prende avvio il 28 dicembre 2025, quando, nel pieno del tentativo di sabotare il Consiglio comunale, l’ingegnera Maddalena Mascellino trasmette una PEC nella quale dichiara testualmente:

«…con la presente si dimette dalla carica di consigliere comunale per motivi personali…»

aggiungendo, però:

«…mi riservo, altresì, di perfezionare le dimissioni ai sensi dell’art. 16 dello Statuto del Comune di Alimena».

Se quella fosse stata davvero la sua intenzione, nulla le avrebbe impedito di perfezionare le dimissioni nei giorni immediatamente successivi.

Accade invece l’esatto contrario.

Dopo che il tentativo di far decadere il Consiglio comunale fallisce e il TAR smonta progressivamente, una dopo l’altra, tutte le ordinanze sindacali che utilizzavano proprio quelle dimissioni per sostenere la tesi della decadenza, il 26 marzo 2026 — tre mesi dopo e con oltre 50.000 euro di spese legali già gravati sulla collettività — la stessa Mascellino, “chiamata dal Sindaco” a pronunciarsi su una materia sulla quale il TAR e il CGA hanno ripetutamente affermato che il Sindaco non possiede alcuna competenza, comunica improvvisamente:

«…intendo non perfezionare le dimissioni e di conseguenza continuare a svolgere la carica di consigliere comunale».

In altre parole, ciò che avrebbe potuto fare serenamente a dicembre viene deciso soltanto tre mesi dopo, quando il progetto politico e giudiziario di far decadere il Consiglio è ormai definitivamente naufragato.

È su questo fragile presupposto che oggi Giuseppe Scrivano continua a sostenere l’intera impalcatura della propria ricostruzione, appoggiandosi quasi esclusivamente alla nota assessoriale n. 8981 del 21 maggio 2026.

Ed è qui che il paradosso raggiunge il suo punto più alto.

Quella stessa nota che il Sindaco richiama ogni volta che gli è utile, arrivando perfino a emanare ordinanze che impongono ai consiglieri e agli uffici di attenervisi “pedissequamente”, diventa improvvisamente irrilevante quando contiene affermazioni che non coincidono con la sua tesi – vedi ritualità di tutte le dimissioni che lui stesso ha richiesto in bianco per far decadere il Consiglio. In Consiglio comunale è stato lui stesso a liquidarla sostenendo che “lascia il tempo che trova” e che “non è una sentenza”.

Ma sentitelo dalla sua bocca:

 

Insomma, una nota che il lunedì diventa fonte normativa assoluta e il martedì si trasforma in semplice carta straccia, a seconda della convenienza del momento.

Una coerenza istituzionale davvero singolare.

Eppure, ancora più sorprendente è un altro aspetto.

La stessa nota assessoriale n. 8981 evidenzia espressamente una lunga serie di anomalie e di elementi di incertezza: parla di “più di un dilemma“, rileva “differenti rappresentazioni dei fatti che lasciano non pochi dubbi“, definisce “peculiare” che sia stato il Sindaco a protocollare personalmente un atto che non rientra nelle sue ordinarie competenze, riconosce che la documentazione acquisita non consente di accertare con certezza il rispetto delle procedure previste dalla legge e conclude demandando proprio al Consiglio comunale, nella sua piena autonomia funzionale, la valutazione della ritualità delle dimissioni.

Nonostante tutto questo, quella stessa nota è stata utilizzata come fondamento per impedire al Consiglio di esercitare le proprie prerogative.

In conclusione, per sgomberare definitivamente il campo dalle allucinanti ricostruzioni dell’Assessorato regionale quando parla di dimissioni “improduttive di effetti“, e del Segretario comunale, che sostiene addirittura la “mancanza del presupposto giuridico della vacanza del seggio“, è necessario riportare la discussione sul terreno dei fatti e del diritto.

La richiesta di surroga della consigliera Mascellino non nasce da una lettura arbitraria dei fatti, ma da un quadro giuridico straordinariamente solido: è fondata sulle dimissioni formalmente presentate dalla stessa consigliera, richiamate e recepite in plurimi atti del Sindaco, confermate dagli uffici comunali, imposte dall’Assessorato Regionale attraverso specifiche diffide e decreti di nomina del Commissario ad acta e, soprattutto, reiteratamente riconosciute dal TAR, che ha più volte ribadito l’obbligo di procedere alle surroghe quale presupposto imprescindibile per la ricostituzione del plenum consiliare. Non un’opinione politica, dunque, ma una richiesta sorretta da una sequenza impressionante di atti amministrativi e provvedimenti giurisdizionali convergenti, da renderla non solo legittima, ma pienamente doverosa:

  1. La consigliera Maddalena Mascellino ha formalmente rassegnato le dimissioni con PEC del 28 dicembre 2025, dichiarando espressamente di dimettersi dalla carica di consigliere comunale.
  2. Le dimissioni sono state recepite e richiamate dallo stesso Sindaco in una serie di propri atti ufficiali:
    • Determina sindacale n. 32 del 29 dicembre 2025 (“preso atto delle dimissioni…”);
    • Ordinanza sindacale n. 68 del 30 dicembre 2025 (“considerate le dimissioni…”);
    • Ordinanza sindacale n. 7 del 3 febbraio 2026 (“preso atto che la consigliera ha presentato le proprie dimissioni…”).
  3. Il Vice Segretario comunale, con nota prot. n. 94 del 7 gennaio 2026, ha preso atto che, tra i consiglieri dimissionari, risultavano surrogabili proprio Arianna D’Anna e Maddalena Mascellino.
  4. L’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali, tramite il Servizio Ispettivo, ha reiteratamente affermato l’obbligo del Consiglio comunale di procedere alla surroga dei consiglieri dimissionari.
  5. Con nota prot. n. 858 del 19 gennaio 2026, l’Assessorato ha diffidato il Consiglio comunale a convocarsi per procedere alle surroghe, evidenziando che l’inerzia avrebbe comportato l’intervento sostitutivo previsto dall’art. 24 della L.R. 44/1991.
  6. Con Decreto Assessoriale n. 70 del 19 febbraio 2026, la Regione ha nominato un Commissario ad acta proprio perché il Consiglio non aveva provveduto alle surroghe, conferendogli il potere sostitutivo.
  7. Con Decreto Assessoriale n. 168 del 13 aprile 2026, l’incarico del Commissario è stato rinnovato, ribadendo ancora una volta la necessità di procedere anche alla surroga della consigliera Mascellino.
  8. Il Commissario ad acta, con convocazione prot. n. 3535 del 14 aprile 2026, ha iscritto espressamente all’ordine del giorno la surroga dei consiglieri D’Anna Arianna e Mascellino Maddalena, ritenendola un adempimento dovuto.
  9. Il TAR Sicilia, con il Decreto n. 113/2026, ha ordinato la convocazione del Consiglio comunale per definire i procedimenti di surroga dei consiglieri D’Anna e Mascellino.
  10. Il TAR, con Ordinanza n. 283/2026, ha ribadito la piena legittimità dell’azione del Commissario ad acta, richiamando quanto già affermato nella precedente ordinanza cautelare n. 160/2026.
  11. Il TAR, con Ordinanza n. 289/2026, ha affermato che gli atti impugnati stavano paralizzando l’insediamento del Commissario regionale, impedendogli di adempiere al proprio obbligo di procedere alle surroghe.
  12. Il TAR, con Sentenza n. 1550/2026, ha affermato che l’obbligo di procedere alle surroghe non era stato soddisfatto e che tale obbligo risultava logicamente incompatibile con qualsiasi dichiarazione di decadenza del Consiglio comunale.
  13. La surroga è un adempimento obbligatorio previsto dalla legge, finalizzato alla ricostituzione del plenum consiliare ai sensi dell’art. 31, comma 2, della legge n. 142/1990 (come recepita dalla legislazione siciliana).

proposta surroga Mascellino Scarica proposta surroga Mascellino

Il sindaco/avvocato Scrivano e l’assessora/ingegnere Mascellino che non capiscono il TAR — o fanno finta di non capirlo

Come se tutto ciò non fosse già sufficientemente grottesco, l’assessora Maddalena Mascellino ha persino pubblicato un post nel quale, commentando l’ordinanza del TAR n. 1762/2026, parla di «suo operato legittimo», come se il Tribunale avesse pronunciato una sentenza di merito a suo favore.

Eppure l’ordinanza dice esattamente il contrario.

Il TAR, infatti, si limita a dichiarare inammissibile un’istanza di esecuzione per ragioni esclusivamente procedurali, precisando che l’art. 59 del Codice del Processo Amministrativo non è applicabile alle sentenze di rigetto. Non entra minimamente nel merito della vicenda, non conferma la posizione della Mascellino e non si pronuncia su alcuna delle questioni sostanziali in discussione.

È tutto scritto nero su bianco, in un linguaggio giuridico tutt’altro che incomprensibile.

La domanda, quindi, è inevitabile: una professionista che è ingegnere e che rivendica con orgoglio il proprio ingresso di ruolo nel mondo della scuola non è davvero in grado di comprendere un provvedimento così chiaro? Oppure fa finta di non capirlo perché è più comodo contribuire alla narrazione distorta costruita da Scrivano?

In entrambi i casi il risultato non cambia: un’ulteriore e consapevole opera di disinformazione istituzionale che da mesi avvelena il dibattito pubblico e tiene un’intera comunità ostaggio di una vicenda che, vista da fuori, appare sempre più come una gigantesca e costosa farsa amministrativa.

E lo stesso vale per tutti gli altri componenti della Giunta e in particolar modo per la compagna/assessora convivente di Scrivano, particolarmente attiva anche durante l’ultima seduta del Consiglio.

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1 Commento
su “Alimena (Pa) – Il caos totale: ordinanze abusive, scontro sui verbali, e il Commissario ad acta che scavalca tutto e convoca il Consiglio per il 6 luglio — ma solo per il bilancio.”

  1. La chicca finale di questa balorda vicenda è l’ultima perla dello Scrivano che arricchisce la sua collezione di “gemme”, prima con Cecchettin e la ferma condanna a ogni forma di femminicidio subito dopo con il generale Vannacci (ennesimo cambio casacca daranno oramai una ventina)che al contrario disconosce il femminicidio derubricandolo a semplice omicidio tutto nell’arco di poche settimane a testimonianza dell’aridità d’animo dello Scrivano uno spregiudicato avventuriero che dileggia con le sue malefatte le istituzioni piegandole ai suoi malvagi voleri

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