Alimena (Pa) – Il ricorso al CGA e le manovre, in combutta con la Consigliera Mascellino, per bloccare la mozione di sfiducia
Come ampiamente previsto, è arrivato anche il ricorso al CGA, nonostante il TAR sia stato inequivocabile: non solo ha annullato tutte le ordinanze, evidenziando la totale assenza di competenza funzionale in capo al Sindaco nelle questioni del Consiglio Comunale, ma ha anche dichiarato pienamente legittimo il decreto assessoriale che ha nominato il Commissario ad acta per procedere alle surroghe, tanto osteggiate proprio da quelle ordinanze illegittime.
Un quadro così limpido da rendere questo ricorso qualcosa di più di un semplice azzardo: l’ennesimo atto inqualificabile privo di qualsiasi reale ragione giuridica, se non quella di alimentare una logica perversa e ridicola di puro ostruzionismo — tanto, a mettere i soldi, è sempre la collettività.
Ma il vero cortocircuito emerge con la nota inviata nelle ore precedenti alla proposizione dell’appello.
Perché, mentre da un lato si impugna la sentenza davanti al CGA, dall’altro il Sindaco invia una nota al consigliere anziano invitandolo a convocare il Consiglio Comunale, cioè ad applicare proprio quegli effetti della decisione che contemporaneamente si sta cercando di bloccare.
Un’apparente contraddizione che, in realtà, contraddizione non è.
È una mossa calcolata.
Ed è proprio qui che si apre l’ennesimo fronte pretestuoso, quello che rappresenta l’emblema di una nuova “genialata”.
La partita, infatti, si sposta ora su una delle due surroghe.
Da un lato si sollecita la convocazione del Consiglio; dall’altro — in evidente “sintonia” con la consigliera Mascellino — si mette in atto un ostruzionismo mirato per condizionare proprio quella convocazione, cercando di impedire che all’ordine del giorno vengano inserite le due surroghe da sempre previste e puntando in particolare a bloccare quella della stessa Mascellino, attraverso l’ennesima indebita ingerenza del Sindaco in ambiti che non rientrano nelle sue competenze.
E il motivo è tanto semplice quanto rivelatore.
Fino a ieri, le dimissioni della Consigliera Mascellino venivano utilizzate — e richiamate in tutte le ordinanze — per sostenere la tesi della decadenza del Consiglio.
Oggi, fallito quel tentativo, 50.000 euro dopo, quelle stesse dimissioni diventano improvvisamente “da rivedere”, quindi non valide.
Non è un dettaglio. È il perno di una nuova deplorevole operazione.
Perché se quelle dimissioni non fossero valide, la consigliera potrebbe rientrare in Consiglio. E il suo rientro non sarebbe neutro: modificherebbe gli equilibri numerici dell’aula.
Tradotto: con il suo ritorno verrebbe meno la possibilità di raggiungere i due terzi necessari per approvare la mozione di sfiducia.
Ecco allora che tutto torna.
Si presenta ricorso al CGA per tenere aperto il contenzioso e guadagnare tempo.
Si chiede la convocazione del Consiglio ma tentando di imporre il proprio assetto, provando a “recuperare” una dimissione prima utile e oggi, come per magia, improvvisamente invalida per riequilibrare i numeri.
Un meccanismo perfettamente coerente, ma solo con un obiettivo: impedire, con qualsiasi mezzo, che il Consiglio possa esercitare fino in fondo le proprie prerogative, a partire dalla sfiducia.
Un’ altro tassello, insomma, di un lavoro indegno e, ancora una volta, profondamente scorretto, che dura da mesi, per alterare gli equilibri democratici della comunità e restare inchiodati ad una poltrona ormai ampiamente usurpata.
In attesa che il Commissario intervenga, non resta che ribadirlo con forza: dimissioni immediate.
Di figure politiche così dannose per le istituzioni ce ne sono già fin troppe, in Italia e non solo; è incomprensibile perché proprio Alimena debba continuare a sopportarne una.
































































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