Alimena (Pa) – Il TAR respinge la sospensiva: prima bocciatura per il Sindaco sul ripristino del Consiglio
Dopo le ostilità con cui, martedì scorso, il Sindaco ha accolto in Comune il Commissario ad acta — fino al punto di arrivare alla convocazione presso la locale caserma dei Carabinieri — è arrivata la prima, significativa battuta d’arresto.
Il TAR, infatti, in attesa del giudizio di merito, ha respinto l’istanza di sospensione del Decreto Assessoriale che ordina di procedere all’insediamento delle surroghe per il pieno ripristino del Consiglio Comunale.
Un segnale chiaro.
Eppure, mentre la giustizia amministrativa inizia a rimettere ordine, il Sindaco e l’intera Giunta – con all’interno la compagna convivente dello stesso Sindaco – continuano a straparlare, muovendosi nella solita logica del bue che dice cornuto all’asino: accusano altri di mancanza di legalità e onestà mentre si auto-rappresentano come santi in paradiso a custodia delle istituzioni.
Contestualmente, sui social, la vicenda del Commissario viene liquidata solo come un mero “problema tecnico difficile da spiegare”,
mentre non si perde occasione per attaccare semplici cittadini colpevoli solo di aver messo un “mi piace” o scritto un commento non gradito.
Questo non è amministrare. È intimidire.
Si arriva persino ad accusare la Regione di inadempimento per non aver dato seguito alla richiesta — avanzata dallo stesso Sindaco — di nominare un commissario che sostituisse il Consiglio Comunale dopo una decadenza da lui arbitrariamente dichiarata.
E, per farlo, continua a imboccare la strada onerosissima dei ricorsi.
Ricorsi che però hanno già un esito scritto.
Se per la vicenda della nomina illegittima del Presidente del Consiglio sono stati già bruciati circa 14.000 euro di risorse pubbliche – con le bocciature arrivate sia dal TAR che dal CGA – oggi, con tre ulteriori contenziosi in corso per circa 15.000 euro per il solo avvocato – senza contare le spese legali che verranno – si prosegue su una traiettoria che non solo non porta da nessuna parte, ma lo si fa – con ogni probabilità — sapendo di essere nel torto e soprattutto che, ancora una volta, a pagare sarà la collettività.
A rendere il quadro ancora più interessante — per così dire — si aggiunge un dettaglio tutt’altro che marginale: cominciano ad affiorare seri dubbi sulla reale copertura finanziaria degli incarichi legali.
Il fondo di riserva, infatti, è ormai esaurito e, senza il ripristino del Consiglio Comunale, il nuovo bilancio resta semplicemente inapprovabile.
Il rischio è quindi quello di continuare ad assumere impegni di spesa senza reale copertura, appesantendo ulteriormente una situazione di sperpero già inaccettabile.
Il copione, a questo punto, è chiaro: una strategia che non cambia gli esiti, ma continua puntualmente a presentare il conto alla collettività.
E mentre le decisioni dei giudici iniziano lentamente a delimitare la realtà dei fatti, resta una domanda sospesa:
per quanto tempo ancora la comunità dovrà finanziare battaglie che, in fondo, rispondono più a esigenze personali che all’interesse pubblico?
Ancora un po’ di pazienza.
Perché questo signore — convinto che le dimissioni “non servano” — sarà presto accompagnato all’uscita.
E forse, solo allora, torneremo a una normalità in cui anche lui potrà esprimere opinioni o distribuire “like” in libertà, senza che qualcuno senta il bisogno di rivolgersi al suo datore di lavoro.
Sempre che, nel frattempo, ne trovi uno.

































































Lascia un commento