Alimena (Pa) – Otto bocciature su nove. Altro doppio schiaffo anche dal CGA (altre 2.000 euro di condanna oltre spese generali e accessori). Dimissioni immediate

Alimena (Pa) - Otto bocciature su nove. Altro doppio schiaffo anche dal CGA (altre 2.000 euro di condanna oltre spese generali e accessori). Dimissioni immediate

C’è un numero che racconta tutto: otto. Otto bocciature su nove procedimenti avviati tra TAR e CGA, con i relativi costi che superano ormai i 70.000 euro a carico dei cittadini di Alimena. Otto volte le istituzioni giudiziarie e regionali hanno detto la stessa cosa, con le stesse parole o con parole diverse ma con lo stesso significato inequivocabile: il Sindaco Giuseppe Scrivano non ha ragione, non ha competenza, non ha basi giuridiche. Otto volte lui ha risposto con un nuovo ricorso, una nuova ordinanza, un nuovo incarico legale — sempre con i soldi della comunità che dovrebbe amministrare.

Dopo le due bocciature del TAR del 12 maggio, sulle quali abbiamo già riferito, ora arrivano anche le due sentenze del CGA del 13 maggio. Il disastro è completo. È il momento di chiudere questa storia.

Il 13 maggio al CGA: due nuove bocciature devastanti

Il 13 maggio, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha respinto i due appelli presentati dal Comune di Alimena. Le motivazioni meritano di essere lette per intero, perché sono di una chiarezza che non ammette repliche.

Sul ricorso n. 391 — Decadenza del Consiglio Comunale di Alimena — il CGA ha scritto che l’appello cautelare non appare sorretto da adeguati profili di fumus boni iuris, “avuto riguardo alla carenza, nell’ordinamento regionale siciliano degli enti locali, di competenze — e, financo, di attribuzioni — del sindaco volte ad accertare, a qualsivoglia titolo e per qualunque effetto, ipotesi di decadenza del consiglio comunale, nella specie peraltro ritenute insussistenti dall’Autorità regionale preposta.

È una bocciatura totale, senza sfumature. Il CGA non dice soltanto che il Sindaco ha sbagliato: dice che il Sindaco non aveva nemmeno il potere di fare quello che ha fatto. Non la competenza esercitata male — la competenza che semplicemente non esiste.

Sul ricorso n. 382 — Nomina del Commissario ad acta per le surroghe — il CGA ha elencato con precisione chirurgica le ragioni del rigetto:

La surroga dei consiglieri dimissionari costituisce “un atto dovuto la cui adozione, in quanto tale, non può essere impedita per effetto di manovre dilatorie od ostruzionistiche — comprese quelle che possono risolversi nel mancato conseguimento del numero legale per la validità delle relative sedute — che paralizzino il regolare svolgimento della vita democratica dell’ente locale e il funzionamento dei suoi organi elettivi.

Il CGA ha quindi qualificato esplicitamente la condotta del Sindaco come “manovre dilatorie od ostruzionistiche.Non è un’interpretazione, non è una lettura parziale: è la valutazione di un giudice di appello, nero su bianco.

E ancora: il caso di Alimena non configura “un impedimento oggettivo (ad esempio per mancanza di ulteriori candidati della lista cui assegnare i seggi), ma si risolve in una reiterata inerzia, rispetto alla quale correttamente è stato disposto l’intervento sostitutivo.” La parola “reiterata” è quella che conta di più: non un errore, non un’incomprensione — un comportamento deliberatamente ripetuto nel tempo.

Infine il CGA ha chiarito che anche la tesi sull’impossibilità di raggiungere il plenum per atti che richiedono una maggioranza qualificata — un argomento usato a più riprese per giustificare l’inerzia — non regge: “ben potendosi, per questi, procedersi con un intervento sostitutivo in presenza dei presupposti di legge.

Ogni argomento usato dal Sindaco in mesi di ricorsi: smontato. Ogni pretesto: rigettato. Ogni ordinanza: illegittima.

Il conto che cresce: altri 2.000 euro e oltre

Le due bocciature al CGA del 13 maggio portano con sé una nuova condanna alle spese: ulteriori 2.000 euro oltre spese generali e accessori, che si sommano al totale già accumulato in questa sequenza di sconfitte. Un conto che cresce ricorso dopo ricorso, ordinanza dopo ordinanza, seduta di Giunta dopo seduta di Giunta.

Chi paga? I cittadini di Alimena. Quasi 1.875 persone che non hanno mai chiesto questo, che non hanno mai votato per questo, e che si trovano con un bilancio 2026 non approvato, un Consiglio Comunale sabotato, e una montagna di spese legali accumulate in nome di una battaglia giudiziaria già persa in partenza.

Erano già persi: la farsa dei ricorsi nati senza basi giuridiche

Vale la pena dirlo con chiarezza, ora che le sentenze parlano: questi ricorsi erano già persi prima di essere depositati. Non per una questione di fortuna o di interpretazione, ma perché si fondavano su una premessa giuridicamente falsa — che il Sindaco avesse il potere di accertare la decadenza del Consiglio Comunale o che potesse impedire le surroghe — che nessun giudice, nessuna autorità regionale, nessun parere del Ministero dell’Interno ha mai avallato. Il TAR lo aveva detto. L’Assessorato lo aveva detto. Il CGA lo ha detto. Tutti hanno detto la stessa cosa.

Questo significa che chi ha consigliato di presentare questi ricorsi, o chi li ha presentati sapendo già qual era lo stato del diritto, ha costruito una strategia processuale in malafede — usata non per vincere in giudizio ma per guadagnare tempo, per ritardare le surroghe e per evitare una mozione di sfiducia. È questo che il CGA chiama “manovre dilatorie od ostruzionistiche.” È esattamente quello che è successo.

Le azioni ispettive: qualcuno ha cominciato a guardare

La lunga sequenza di atti illegittimi, ordinanze contra legem e resistenza ai provvedimenti delle autorità amministrative e regionali ha prodotto un effetto che era prevedibile e che ora si concretizza: sono state avviate azioni ispettive di verifica da parte dell’Assessorato Regionale alle Autonomie Locali e di altre autorità competenti sull’intera vicenda. Non si tratta di minacce o di annunci: le verifiche sono in corso. Chi ha amministrato Alimena in questo modo dovrà rendere conto non solo davanti ai giudici amministrativi — che hanno già risposto — ma anche davanti agli organi di controllo che hanno il compito di verificare la regolarità dell’azione amministrativa.

Il quadro che emerge da queste verifiche non potrà che confermare ciò che le sentenze hanno già stabilito: una condotta sistematicamente illegittima, reiterata, volta a paralizzare un organo democraticamente eletto.

La mozione di sfiducia: ora è concretamente sul tavolo

Con un Consiglio Comunale sabotato da mesi e ora convocato, finalmente, dal Consigliere anziano per giorno 12 Giugno, con un bilancio non approvato e tutto da emendare, con il TAR che giorno 26 Maggio si esprimerà anche sulla surroga della consigliera Mascellino (quella di Salvatore Scelfo è stata fatta oggi d’ufficio direttamente dal Commissario), si apre ora — in modo concreto, non più ipotetico — la partita della mozione di sfiducia. I consiglieri che vogliono restituire alla comunità di Alimena un’amministrazione che funzioni hanno tutti gli strumenti giuridici, politici e morali per procedere. Le sentenze parlano di “manovre ostruzionistiche.” Le autorità regionali hanno già dovuto intervenire più volte in via sostitutiva. Le azioni ispettive sono avviate. Le condizioni politiche e istituzionali per avviarla non sono mai state così solide come in questo momento.

Sindaco, prepari le valigie

Questa storia ha avuto una traiettoria lineare fin dall’inizio: ogni atto illegittimo ha generato una risposta delle istituzioni; ogni risposta è stata ignorata e sostituita da un nuovo atto illegittimo; ogni nuovo atto illegittimo ha generato una nuova bocciatura. Otto volte. Otto.

Non c’è più nulla da attendere, nulla da sperare per chi ha costruito questa strategia. I giudici hanno parlato. Le autorità regionali hanno parlato. Ora tocca alla politica parlare — con una mozione di sfiducia — e ai cittadini di Alimena esigere che chi ha prodotto questo disastro ne assuma finalmente le responsabilità.

Sindaco Scrivano, prepari le valigie. Non come metafora: come unico atto di responsabilità che le rimane.


Riferimenti: Ordinanze CGA nn. 391 e 382 del 13/05/2026; bocciature TAR del 12/05/2026 (ricorsi nn. 496 e 440/2026); Ordinanza Sindacale n. 30 del 12/05/2026; D.A. n. 168 del 13/04/2026; art. 52, D.Lgs. 267/2000 (TUEL).

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