Alimena (Pa) – Scelfo e Musso: il tempo delle parole è finito. Ora servono i fatti — o le dimissioni.
Un comunicato pubblicato nel tardo pomeriggio di ieri non per recuperare consenso, ma per rispondere all’accusa più scomoda: quella di aver coperto Scrivano. Una domanda che gli alimenesi si pongono con crescente insistenza — e alla quale nessun comunicato ha ancora dato una risposta convincente.
Ci sono comunicati politici che convincono, e ci sono comunicati politici che confermano esattamente ciò che si voleva smentire. Quello pubblicato da Rosario Musso nella serata del 12 giugno appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Ma stavolta il problema non è solo la forma. È la sostanza della domanda a cui quel comunicato tentava di rispondere — e a cui non ha risposto.
La domanda che brucia
Scrivano, nel suo comunicato post-consiliare, aveva sottolineato con malcelata soddisfazione che Scelfo e Musso avevano chiesto di trattare il bilancio, allineandosi di fatto alla sua posizione. Un dettaglio che non è sfuggito agli alimenesi: i due consiglieri di minoranza, nell’unica serata in cui avrebbero potuto inchiodare Scrivano alle sue responsabilità davanti all’intera comunità, avevano scelto esattamente la stessa linea del bersaglio che avrebbero dovuto colpire.
Il comunicato serale di Musso nasce da lì. Non da un’emorragia di consenso da tamponare, ma dalla necessità urgente di smentire una percezione che si stava rapidamente consolidando tra i cittadini: che i due consiglieri di opposizione avessero deliberatamente evitato di attaccare Scrivano. Che lo avessero, nei fatti, protetto.
Ed è qui che la domanda diventa inevitabile, e merita di essere posta con tutta la chiarezza che la situazione richiede: per quale ragione?
Di fronte all’abnormità del disastro combinato da Scrivano in questi mesi — nove pronunce del TAR e del CGA tutte contro di lui, oltre settantamila euro di spese processuali a carico dei cittadini, ordinanze illegittime sistematicamente annullate, commissari regionali bloccati, sentenze travisate pubblicamente, denunce a consiglieri che facevano il loro dovere — quale ragione al mondo potrebbe spingere due consiglieri eletti per fare opposizione a non cogliere l’occasione più ghiotta degli ultimi anni per farlo? Quale calcolo politico, quale timore, quale convenienza potrebbe giustificare la scelta di chiedere di parlare di bilancio invece di pretendere che si facesse finalmente luce su mesi di illegalità documentata?
Non lo sappiamo. E il comunicato di Musso, pur nella sua articolazione, non lo spiega. Dice cosa farà in futuro. Dice cosa pensa di Scrivano. Dice cosa vuole per Alimena. Ma non risponde alla domanda che quella sera ha fatto il giro del paese: perché quella sera no? Perché proprio quella sera, dopo tutto quello che è successo, la scelta è stata di allinearsi — nei fatti, indipendentemente dalle intenzioni — alla posizione di chi ha devastato questa comunità?
Il comunicato: tutto giusto, tutto tardivo
Va detto con onestà: le parole di Musso non sono sbagliate. È vero che la crisi nasce nel campo di Scrivano. È vero che gli alimenesi sono stati traditi dalla maggioranza che si è sgretolata dall’indomani delle elezioni. È vero che Alimena ha bisogno di bilancio, programmazione, servizi, attenzione ai giovani e agli anziani. È vero che non intende dare copertura politica a Scrivano.
Tutto giusto. Tutto condivisibile. E tutto tremendamente tardivo.
Perché queste parole avrebbero avuto un peso se fossero state pronunciate mesi fa, quando c’era ancora qualcosa da salvare. Se fossero state accompagnate da azioni concrete invece che da comunicati notturni. Se fossero arrivate prima che un’intera comunità assistesse impotente a nove pronunce avverse, a settantamila euro bruciati, a commissari bloccati, a sentenze travisate. Se fossero state precedute da una sola azione di opposizione reale e nelle sedi opportune.
Invece no. E gli alimenesi se ne sono accorti.
La voce dei cittadini: più eloquente di qualsiasi analisi
I commenti al comunicato di Musso valgono più di qualsiasi analisi politica. Un elettore che lo aveva votato — che aveva persino convinto altri indecisi a farlo — scrive con franchezza disarmante: dopo le prime apparizioni in aula in cui aveva fatto la voce grossa, Musso “si è sciolto come neve al sole, sparito totale, lo abbiamo cercato anche a ‘Chi l’ha visto'”.
E ricorda un momento chiave che molti sembrano aver rimosso: quando il maestro Scelfo si dimise dalla presidenza del Consiglio, la minoranza aveva un’occasione irripetibile. Poteva diventare maggioranza. Poteva eleggere il Presidente del Consiglio. Poteva trasformarsi da spettatrice passiva a forza propositiva nell’interesse reale dei cittadini. Non lo fece. E da quel momento in poi tutto quello che è successo ha avuto terreno fertile per succedere.
“Non può venirci a dire che voterà solo cose per il bene dei cittadini: doveva farlo un anno fa, non adesso”. È una frase semplice, diretta, e inesorabilmente vera.
Arriva poi la voce di Rosario Ferrara, ex Sindaco di Alimena, che con la sobrietà e il peso di chi ha davvero portato quella carica con responsabilità, taglia corto con una frase che smonta in poche parole l’intera retorica del bilancio-prima-di-tutto: “Io credo che Alimena e gli Alimenesi prima del bilancio hanno bisogno di rispetto delle leggi, di trasparenza amministrativa e serietà nelle istituzioni.” Non potrebbe essere detto meglio. Il bilancio è uno strumento. Il rispetto delle leggi e la serietà istituzionale sono le fondamenta senza le quali nessuno strumento funziona. Chiedere di votare il bilancio in un ente dove le istituzioni sono state sistematicamente calpestate per mesi, senza prima pretendere che quelle istituzioni vengano ripristinate nella loro dignità, è come chiedere di ridipingere le pareti di una casa che sta crollando.
C’è poi un dettaglio che dice più di mille analisi: “sono andato a fare un giro a Castelbuono, mi hanno chiesto da dove venivo, ho detto Alimena — dalla faccia ho capito cosa volevano dirmi”. La reputazione di un paese si costruisce in decenni e si erode in mesi. E chi avrebbe dovuto evitarlo non lo ha fatto.
Il prossimo Consiglio: l’ultima occasione
Un nuovo Consiglio Comunale sarà convocato a breve. E sarà per Scelfo e Musso il momento della verità — probabilmente l’ultimo disponibile prima di essere totalmente spazzati via dal mistero alla base delle loro inaccettabili contraddizioni: non una parola contro Scrivano, scambiare il Segretario Comunale per vangelo e accusare i colleghi consiglieri di aver presentato proposte “illegali e prive di effetti giuridici”.
Le domande sono semplici: faranno ostruzione al prossimo punto che sarà inserito nell’ordine del giorno della nuova convocazione del Consiglio che riguarda il giuramento di Massimiliano Cipriano in subentro alla Consigliera Mascellino per la quale il Consiglio ha approvato la mozione di surroga? Sosterranno il diritto del Consiglio a valutare la situazione della consigliera Guarrera, come la stessa nota assessoriale n. 8981 indica esplicitamente? Faranno sentire la propria voce sulle contraddizioni di Scrivano — sulla nota che diventa vangelo quando vieta le surroghe via PEC e carta straccia quando rimette la decisione al Consiglio, sulla sentenza del TAR travisata e spacciata per vittoria di merito?
O torneranno a chiedere di parlare di bilancio, lasciando ancora una volta che Scrivano — l’uomo che ha trasformato questa comunità in un campo di battaglia personale, che ha bruciato settantamila euro di denaro pubblico in cause già perse, che ha mentito ai propri cittadini sul contenuto di sentenze giudiziarie, che ha denunciato un consigliere per aver fatto il proprio dovere — continui a occupare indisturbato una carica che usa come strumento di potere e di ritorsione?
Se la risposta dovesse essere la seconda, allora il messaggio per Scelfo e Musso è uno solo, ed è lo stesso che gli alimenesi stanno già dicendo tra loro e che presto diranno ad alta voce senza più mezzi termini: dimettetevi. Fatelo con dignità, prima che siano le prossime comunali a farlo per voi. Lasciate spazio a chi ha ancora la voglia e la capacità di rappresentare questa comunità senza calcoli, senza timori reverenziali, senza comunicati notturni che non convincono nemmeno chi li ha scritti.
Alimena non ha bisogno di chi fa opposizione a parole e sparisce nei momenti che contano. Ha bisogno — come ha scritto con la chiarezza di chi sa cosa significa governare davvero — di rispetto delle leggi, di trasparenza amministrativa e di serietà nelle istituzioni. Tutto il resto viene dopo. E chi non lo capisce, o non lo vuole capire, non ha più nulla da fare in quell’aula.
Rivedi Consiglio Comunale del 12/06/2026
Questo il comunicato di Rosario Musso, Capogruppo di “Alimena Unita, seguito a quello di Scrivano dopo il Consiglio Comunale di venerdì 12 Giugno:
“La seduta del 12 giugno dimostra una cosa sola: Alimena è ostaggio di una crisi tutta interna alla maggioranza uscita dalle elezioni.
Ho chiesto che si trattasse il bilancio perché i cittadini non possono pagare ancora il prezzo di questa paralisi. Ma nessuno provi ad arruolare la mia posizione a sostegno dell’Amministrazione Scrivano.
Il “Sindaco” non è spettatore innocente: la crisi nasce nel suo campo politico, tra consiglieri eletti nella maggioranza, dimissioni, ricollocazioni, contenziosi, commissariamenti e contrapposizioni interne.
Chi ha trasformato il Consiglio comunale in un terreno di scontro personale ha tradito la funzione dell’aula e, soprattutto, ha tradito i cittadini. Ma chi ha creato le condizioni politiche perché tutto questo accadesse non può oggi limitarsi a puntare il dito.
Gli alimenesi sono stati traditi nelle loro aspettative di stabilità, serietà e buon governo da una maggioranza che si è sgretolata dall’indomani delle elezioni, ha paralizzato il Consiglio comunale e oggi pretende di scaricare su altri il peso delle proprie responsabilità politiche.
Alimena non ha bisogno di nuove guerre interne, né di comunicati per scaricare colpe. Ha bisogno di bilancio, programmazione, servizi, lavoro, attenzione ai giovani, sostegno agli anziani e una guida politica capace di unire, decidere e assumersi responsabilità.
Io continuerò a votare gli atti nell’interesse dell’Ente e dei cittadini, ma non darò copertura politica né al Sindaco né alle guerre interne della sua maggioranza.
Agli alimenesi dico una cosa semplice: non intendo partecipare al teatrino delle responsabilità scaricate sugli altri. Continuerò a stare dalla parte del Comune, della sua dignità istituzionale e del diritto dei cittadini ad avere un’amministrazione seria, stabile e finalmente concentrata sui problemi reali della comunità
Rosario Musso”
































































Care alimenesi, cari alimenesi,
in un paese come il nostro le cose si sanno, si vedono, si sentono.
Alimena non è una grande città dove tutto si perde. Siamo una comunità piccola dell’entroterra madonita, dove ci conosciamo per nome, dove le famiglie si incontrano ogni giorno, dove una parola pesa e dove il rispetto delle persone viene prima di ogni schermaglia politica.
Per questo non posso fare finta di niente davanti a quello che in questi giorni è stato scritto, detto e lasciato intendere.
A chi mi ha votato e oggi mi rimprovera, anche duramente, dico una cosa semplice: rispetto la vostra delusione. Chi mi ha dato fiducia ha diritto di chiedermi conto. Non risponderò mai con arroganza a un cittadino che ha creduto in me. Accolgo quel richiamo e ne farò tesoro.
Ma agli alimenesi devo anche dire la verità.
Non ho coperto il Sindaco. Non sono stato e non sarò la stampella dell’Amministrazione Scrivano.
Ho chiesto che si trattassero i punti all’ordine del giorno tra cui il bilancio perché un Comune non può restare fermo. Perché dietro il bilancio non ci sono solo numeri, ma servizi, famiglie, anziani, giovani, strade, scuole, manutenzioni, contributi, uffici, vita quotidiana del paese.
Chiedere di discutere il bilancio non significa assolvere il Sindaco. Non significa dimenticare ciò che è accaduto. Non significa rinunciare alla legalità. Significa evitare che, dopo mesi di scontri interni alla maggioranza, a pagare siano ancora una volta gli alimenesi.
A chi, sotto forma di articolo o commento, prova a trasformare questa mia posizione in una colpa politica, rispondo con chiarezza: la mia non è stata copertura. È stata responsabilità istituzionale.
La politica non può essere solo grida, accuse e regolamenti di conti. La politica, soprattutto in un paese piccolo come il nostro, deve anche sapere quando è il momento di far funzionare il Comune.
Mi si dice che avrei dovuto “inchiodare” il Sindaco quella sera. Il Sindaco va inchiodato alle proprie responsabilità politiche, amministrative e istituzionali. Ma non si inchioda nessuno condannando ancora una volta il Consiglio alla paralisi. Si inchiodano le responsabilità con gli atti, con le posizioni chiare, con il voto, con la presenza, con la coerenza.
Mi si dice che sono sparito. Rispondo con un fatto: sono tra i consiglieri che hanno fatto meno assenze in Consiglio comunale. Forse non ho sempre cercato il palcoscenico. Forse non ho trasformato ogni passaggio in uno spettacolo. Ma non mi sono sottratto al mio ruolo.
Posso avere sbagliato tempi, toni o modalità di presenza pubblica. Questo lo riconosco. Ma non ho mai tradito l’interesse di Alimena, non mi sono mai venduto a nessuno e non mi sono mai prestato a giochi di potere.
C’è poi un punto che nessuno può cancellare.
La crisi nasce dentro la maggioranza uscita dalle elezioni. È lì che il Consiglio comunale si è sgretolato, giorno dopo giorno. È lì che si sono consumate rotture, dimissioni, ricollocazioni, ricorsi, commissariamenti e scontri che hanno ferito il paese, le istituzioni e l’immagine stessa di Alimena.
Il Sindaco non può presentarsi come spettatore innocente. La crisi nasce nel suo campo politico, dentro quella maggioranza che avrebbe dovuto garantire stabilità, governo e rispetto per i cittadini.
Ma anche chi oggi prova a chiamarsi fuori deve ricordare una cosa semplice: questa Amministrazione non si è retta da sola. È stata sostenuta, alimentata e tenuta in piedi da chi, per mesi, le ha garantito agibilità politica. Ricordate l’immagine dei tre davanti il Tribunale di Palermo a braccia alzate .
In politica ci vuole serietà. Non si può sostenere una maggioranza quando conviene, partecipare ai suoi equilibri, contribuire alla sua sopravvivenza e poi, quando tutto si sgretola, presentarsi come estranei al disastro.
Scrivano lo sa bene: il suo problema politico non è soltanto il gruppo Di Gangi. Il problema è più profondo. È il fallimento dell’intero impianto politico che lo ha sostenuto e che ha portato Alimena a questa paralisi.
Quanti alimenesi, oggi, si chiedono con amarezza come abbiano potuto dare fiducia a una compagine che si è sgretolata quasi dall’indomani delle elezioni? Quanti cittadini, guardando a questi mesi di ricorsi, porte chiuse, commissariamenti, accuse e paralisi, si sentono traditi nelle aspettative di stabilità e buon governo?
La verità è che Alimena non è stata delusa da una normale dialettica politica tra maggioranza e minoranza. Alimena è stata delusa da una maggioranza che avrebbe dovuto governare e che invece si è consumata al proprio interno, lasciando il paese fermo e tentando oggi, da una parte e dall’altra, di scaricare su altri il peso delle proprie responsabilità.
Io non parteciperò a questa guerra tra il Sindaco e i pezzi della sua ex maggioranza. Non mi farò arruolare né dall’uno né dagli altri.
È vero: molti mi vedono poco in paese, anche per il lavoro e le responsabilità che oggi porto avanti. Ma Alimena non è mai uscita dalla mia vita.
Posso avere comunicato poco, posso non essere stato presente come alcuni si aspettavano, e questo richiamo lo raccolgo con rispetto. Ma non confondiamo la minore visibilità con l’assenza, e soprattutto non trasformiamola in un’accusa di copertura politica.
Io non ho coperto nessuno. Ho cercato, nel mio ruolo, di non aggiungere altra confusione a una crisi già grave. Oggi parlo con chiarezza perché gli alimenesi hanno diritto a sapere da che parte sto.
Alimena non merita questo.
Non merita di essere conosciuta fuori dal paese per ricorsi, denunce, commissariamenti, porte chiuse e litigi. Non merita che chi va a Castelbuono, a Petralia, a Palermo o in qualunque altro luogo debba abbassare lo sguardo quando dice di essere di Alimena.
Alimena è altro.
È sacrificio. È famiglie che resistono. È anziani che custodiscono memoria. È giovani che vorrebbero restare ma spesso sono costretti ad andare via. È gente che lavora, che si arrangia, che tiene aperta una casa, un’attività, una campagna, una speranza.
A questa Alimena io voglio parlare.
Non all’Alimena delle cricche, delle vendette, delle appartenenze personali e delle guerre infinite.
Continuerò a votare gli atti utili al Comune, a vigilare sulla legalità, a difendere la dignità del Consiglio comunale e a stare dalla parte degli alimenesi che chiedono serietà, stabilità e futuro.
Alimena ha bisogno di bilancio, programmazione, servizi, lavoro, attenzione ai giovani, sostegno agli anziani e una guida politica capace di assumersi responsabilità.
Chi ha governato e chi ha sostenuto questa maggioranza si assuma le proprie responsabilità.
Io mi assumerò le mie davanti ai cittadini, senza paura, senza arroganza e senza bisogno di urlare.
Perché prima delle ambizioni personali, prima delle guerre interne, prima dei comunicati e delle accuse, viene una cosa sola: Alimena.
E io continuerò a stare dalla parte di Alimena.