Alimena (Pa) – Siamo alle comiche: non è bastata nemmeno la prescrizione dell’Assessorato regionale. Il Sindaco continua a bloccare il Consiglio comunale

Alimena (Pa) - Siamo alle comiche: non è bastata nemmeno la prescrizione dell’Assessorato regionale. Il Sindaco continua a bloccare il Consiglio comunale

A questo punto siamo davvero oltre il paradosso. In ottemperanza alle prescrizioni dell’Assessorato Regionale del 16 Gennaio – che nelle sue funzioni di vigilanza – e non consultive – ha chiarito in modo netto e inequivocabile che il Consiglio comunale deve essere ripristinato e le surroghe sono obbligatorie – la seduta del consesso era stata regolarmente convocata per il prossimo Lunedì 26 Gennaio.

Ma, evidentemente, per il Sindaco non è ancora sufficiente, perché “la prescrizione non arriva dall’Assessore ma da un servizio che lascia il tempo che trova“, non perdendo l’occasione per denigrare ripetutamente anche il lavoro dei funzionari regionali.

Il Consiglio comunale quindi – percepito come un intralcio, qualcosa “di troppo”, un organismo da tenere lontano piuttosto che da far funzionare – “è decaduto e lo decido io“, come da nota inviata ai Consiglieri ancora in carica in risposta appunto alla convocazione del Consiglio per giorno 26 Gennaio.

Così, aggrappandosi ostinatamente alla propria ordinanza del 30/12/2025 — come se potesse prevalere su leggi, pareri, sentenze e note regionali o come se le istituzioni fossero un terreno personale su cui esercitare potere, ripicca e arroganza — e sostenendo che mancherebbe ancora il numero legale, il Sindaco ha prodotto un’ulteriore determina sindacale con cui tenta di dichiarare invalida anche questa convocazione.

Il risultato?
Si preannunciano ancora, e ancora, e ancora porte chiuse.

Ma è bene ribadirlo con chiarezza: il Consiglio comunale non è una concessione del Sindaco, non è una sua articolazione né un organismo da silenziare quando non obbedisce. È, a tutti gli effetti, l’organo sovrano della rappresentanza democratica dell’Ente.

Ed è proprio per questo che occorre chiarire, una volta per tutte, dove il nostro “primissimo cittadino” continua a sbagliare.

Il problema, infatti, non è la convocazione del Consiglio in sé.

Il punto centrale è se il Consiglio sia in grado di deliberare secondo le regole previste dalla legge.

E la risposta è sì.

Ai sensi dell’art. 38 del D.lgs. 267/2000 (TUEL) e delle disposizioni statutarie e regolamentari dell’Ente, il quorum strutturale per la validità della seduta è pari a un terzo dei consiglieri assegnati, arrotondato all’unità superiore.

Nel nostro caso di specie, su 10 consiglieri assegnati, il quorum è pari a 4 consiglieri — numero che risulta pienamente esistente (Musso, Di Gangi, Macaddino e Geraci).

Qualora poi in prima convocazione non si raggiungesse il quorum funzionale necessario per deliberare, l’ordinamento prevede espressamente la possibilità — e la normalità — della seconda convocazione, nella quale le deliberazioni sono valide con le presenze stabilite dal regolamento, come avviene quotidianamente in migliaia di Comuni.

Si tratta di regole elementari, scolpite nel Testo Unico degli Enti Locali e nei regolamenti consiliari, note a chiunque abbia anche solo una minima dimestichezza con il funzionamento delle istituzioni.

Insistere nel negarle non blocca il Consiglio comunale.

Significa solo accumulare responsabilità, aggravare una situazione già compromessa e rendere sempre più difficile giustificare scelte che nulla hanno a che vedere con la legalità e il corretto funzionamento democratico dell’Ente.

A chiudere questa surreale settimana istituzionale, come se non bastasse, arriva infine il tentativo maldestro e tardivo del Vice-Segretario comunale di rimettere insieme i cocci, provando a ricondurre l’intera vicenda a una questione meramente procedurale.

Un intervento che, però, finisce per smentire lo stesso Sindaco.

Da un lato, infatti, si invita chi ha convocato il Consiglio comunale a procedere all’annullamento della seduta; dall’altro, si lascia implicitamente intendere che quella convocazione non sia affatto nulla né inesistente, ma semplicemente oggetto di una possibile valutazione procedurale. Un’impostazione che contrasta apertamente con la tesi sindacale secondo cui la convocazione sarebbe radicalmente invalida per inesistenza del Consiglio stesso.

In altre parole, mentre il Sindaco insiste nel negare l’esistenza dell’organo consiliare, il Vice-Segretario — forse inconsapevolmente — ne riconosce l’efficacia giuridica, tanto da ritenere necessario solo un atto formale di annullamento della convocazione della seduta.

Un corto circuito istituzionale perfetto.

Il risultato è un’amministrazione che parla con voci diverse, si contraddice nei fatti e negli atti, e dimostra plasticamente come questa gestione non sia più in grado di garantire chiarezza, coerenza e legalità.

Altro che ordine amministrativo: qui siamo al caos certificato, dove ogni nuovo intervento non risolve nulla, ma aggiunge confusione su confusione, aggravando ulteriormente le responsabilità politiche e istituzionali di chi governa — e di chi continua, colpevolmente, a far finta di non vedere.

E tra questi vi sono ovviamente anche i componenti della Giunta, che da mesi assistono in silenzio a questo scivolamento istituzionale, senza mai opporre una parola, un dubbio, un atto di responsabilità, accettando supinamente ogni forzatura e ogni narrazione costruita ad uso interno, e ai quali va però ancora un’ultima, inevitabile e doverosa domanda:

Davvero nessuno avverte il dovere di fermarsi un momento, di riflettere, di assumersi una responsabilità propria?

Possibile che, di fronte a tutto questo, non scatti nemmeno un sussulto di dignità istituzionale?

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