Alimena (Pa) – Scrivano costretto a revocare le ultime ordinanze che usava contro il Consiglio. Rita Calabrese è la nuova responsabile dell’Area 2, quella che apparteneva al funzionario demansionato a istruttore di vigilanza.
Con l’Ordinanza Sindacale n. 65 del 14 settembre, Scrivano ha revocato le ultime due ordinanze che usava per fare ostruzionismo al Consiglio Comunale: la n. 62 del 28 agosto — firmata lo stesso giorno in cui veniva revocato il Segretario Comunale, poche ore prima di una seduta consiliare decisiva — che vietava ai consiglieri di trattare l’elezione di Presidente e Vicepresidente, e la n. 51 del 24 luglio, che vietava di portare in discussione proposte prive di pareri tecnici e contabili — la stessa che, quando aveva revocato in blocco le altre undici ordinanze, aveva scelto di tenere in piedi.
Vale la pena ricordare cosa fosse davvero quella n. 51: non un atto qualunque, ma un’ordinanza firmata pochi minuti dopo aver ricevuto la notifica dell’ennesimo decreto del TAR — il decimo — che gli ricordava come il Sindaco non abbia alcun potere di interferire sulle prerogative del Consiglio Comunale. Un giudice gli diceva, per la decima volta, che non poteva farlo; lui rispondeva firmando un atto identico nel giro di minuti. I dettagli di quella vicenda sono qui.
Che anche quest’ultimo residuo di un simile atteggiamento sia stato ora revocato, “in autotutela”, non cancella il fatto che sia rimasto in vigore per quasi due mesi. E soprattutto non va scambiato per un ravvedimento spontaneo: come già accaduto con la revoca in blocco delle precedenti undici ordinanze, tutto lascia credere che anche questa marcia indietro sia arrivata sotto la pressione di nuove diffide dell’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali, che continua a tenere sotto stretta osservazione l’operato di Scrivano. Un pressing che, se dovesse proseguire su questa linea, rischia di sfociare in qualcosa di ben più serio di una diffida: la rimozione d’ufficio.
Il giorno successivo, il 15 settembre, con la Determina Sindacale n. 29, Scrivano ha assegnato ad interim l’Area 2 — quella tolta al funzionario che aveva documentato per iscritto le minacce disciplinari ricevute e che si è ritrovato demansionato a istruttore di vigilanza — a Rita Calabrese, a sua volta rimossa dalla guida dell’Area 1 con la stessa determina (la n. 27) che aveva colpito Gangi Chiodo.
Eppure la stessa Determina n. 27 che aveva revocato entrambe le Aree specificava, nero su bianco, che quella scelta non aveva “alcun carattere sanzionatorio o di demerito personale” nei confronti dei dipendenti coinvolti. Se davvero era così, resta da capire perché i loro destini abbiano poi preso strade tanto diverse: Calabrese, risultata in questi mesi più propensa ad assecondare le ordinanze abusive di Scrivano che le statuizioni della giustizia amministrativa, torna oggi alla guida di un’Area, sia pure diversa da quella di partenza; Gangi Chiodo, 66 anni e una lunga esperienza alle spalle, viene invece assegnato alle mansioni di istruttore di vigilanza. Se questa disparità di trattamento non è demerito, e non è sanzione, resta solo da chiedersi cosa sia.
L’Area 1, infatti, resta a tutt’oggi senza alcun responsabile e il mezzo rimpasto non risolve nulla: sposta le persone, non i problemi. E i problemi, del resto, non sono mai stati la scopertura di una casella organizzativa: l’affidamento contestato, il funzionario demansionato, la disparità di trattamento tra chi viene reintegrato e chi viene retrocesso, i Segretari comunali licenziati, il tentativo costante di sabotare il Consiglio, i lunghi mesi di scontro istituzionale: nascono tutti dall’ormai acclarata inadeguatezza — se non malafede — con cui Scrivano ha gestito ogni singolo passaggio di queste vicende. Cambiano le caselle, insomma, ma il problema resta lo stesso: lui.





















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