Alimena (Pa) – Dalla Lega Nord nel 2013 a Futuro Nazionale di Vannacci: un nuovo disastro di immagine per la comunità. E i social lo demoliscono
Se già Alimena era finita suo malgrado sulle pagine dei giornali regionali per la vergognosa vicenda del tentativo di sabotare il Consiglio Comunale — ordinanze illegittime, commissari ad acta ignorati, quasi 70.000 euro di soldi pubblici bruciati in ricorsi tutti persi — adesso si tocca letteralmente il fondo. Il sindaco Giuseppe Scrivano ha annunciato con tanto di comunicato stampa ufficiale la sua adesione a Futuro Nazionale, il movimento politico del generale Roberto Vannacci, diventando il primo sindaco siciliano ad aderire al partito. Un primato che la comunità di Alimena avrebbe fatto più che volentieri a meno.
La notizia ha avuto, come prevedibile, una risonanza nazionale immediata. Decine di testate l’hanno ripresa. E i social si sono scatenati in una valanga di commenti che, nella loro brutalità, fotografano con precisione il sentimento dominante di chi ha letto la notizia. Una selezione è illuminante, e vale la pena riportarla: “ci vuole CORAGGIO molto CORAGGIO… un sindaco che ha cercato di sabotare il consiglio comunale di ALIMENA dichiarandolo decaduto senza che era vero, poi ha speso 50-70 mila euro della comunità in ricorsi e controricorsi tutti PERSI ha il coraggio di insinuare che sa come affrontare i problemi quotidiani della gente e di offrire risposte SERIE e CREDIBILI — ma daiiii“. O ancora: “E così scoprimmo che in Sicilia esiste un comune di nome Alimena“, “Dopo una scelta del genere dovrebbe avere la dignità di dimettersi e ripartire da capo“, “Orroreeeeeeeeeeee!!! Mi sta facendo vergognare del mio paese natio!!!“, “Povera Alimena un paesino sperduto nelle montagne palermitane di circa 1500 anime che avrebbe bisogno di una politica progressista, entra in un oscurantismo che porterà Alimena alla sua desertificazione“, “Sai che soddisfazione, avere un amministratore voltagabbana, eletto con un altro partito“, “Dovrebbe aderire a ‘Vergogna Nazionale’“, e il lapidario “Buono a sapersi! A questo punto il mio tour delle Madonie finisce direttamente a Bompietro“.
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Il quadro che emerge dai commenti è quello di una comunità percepita dall’esterno come ostaggio di un personaggio che, anziché dedicarsi ai problemi reali di un paese che si spopola e invecchia, sceglie la visibilità personale a qualsiasi prezzo istituzionale e d’immagine.
Ma ciò che rende questa vicenda ancora più sconfortante è che non si tratta di una novità. Scrivano non è nuovo a questo tipo di iniziative ad alto tasso di clamore mediatico e bassissimo beneficio per la comunità. Nel gennaio 2013, in occasione delle elezioni politiche, la notizia della sua adesione alla Lega Nord aveva fatto il giro d’Italia, rimbalzando su tutte le principali agenzie di stampa. L’ANSA aveva ricostruito nei dettagli come Scrivano avesse riempito le liste del Carroccio in salsa sicula con moglie, cugino, cognata, zia della moglie. Dieci candidati tra parenti e affini, in una sola lista, per trasformare Alimena nel primo — e più improbabile — comune “padano” della Sicilia. Interpellato all’epoca dall’ANSA, Scrivano aveva dichiarato con nonchalance: “Sono parenti sì. Ma non ci sono amanti, come accade in altri partiti.” Il tutto in nome di un fantomatico radicamento territoriale e di una “Lega Sud” che, inutile dirlo, non vide mai la luce. Alimena era diventata oggetto di ironia in tutta Italia.
Tredici anni dopo, il copione si ripete in modo quasi identico. Prima Forza Italia, poi il tentativo con Musumeci alle regionali e i guai giudiziari che ne seguirono, poi la Lega Nord con la parata di parenti in lista, poi altre casacche, e ora Futuro Nazionale di Vannacci. Un voltafaccia perpetuo, una banderuola che gira al vento di ogni nuova convenienza politica, con buona pace degli elettori che lo hanno scelto nel 2023 con una lista civica che di tutto questo non portava la minima traccia. Come ha scritto qualcuno nei commenti: “Criminali e farabutti: dopo essere eletti con un partito li tradiscono e cambiano casacca. Chi tradisce una volta tradisce sempre.“
C’è però un aspetto che rende questa nuova uscita ancora più rivelatrice delle precedenti, e non riguarda le ultime vicende legate al Consiglio Comunale — per quanto gravi esse siano. Riguarda qualcosa di più profondo e radicato: il carattere. Nel 2013 Scrivano era un sindaco di paese fuori dai radar nazionali, eppure già allora la sua indole lo aveva portato a candidarsi con la Lega Nord trascinando in lista moglie, cugino, cognata e zia, e a finire sotto processo per corruzione elettorale e peculato. Oggi è un sindaco che ha già su di sé i riflettori per aver tentato di sabotare il Consiglio Comunale, per aver ignorato le ordinanze del TAR, per aver prodotto quasi 70.000 euro di spese legali a carico della collettività, per essersi opposto con una ordinanza persino al decreto del Presidente della Regione. Ma l’adesione a Vannacci non è figlia di questi ultimi mesi difficili: è figlia della stessa logica che lo ha sempre guidato, quella di chi considera la politica uno strumento personale, cambia casacca quando conviene, e cerca visibilità e spazio a prescindere dal costo che questo comporta per la comunità che rappresenta. È nella sua indole. È sempre stato così.
La comunità di Alimena merita rispetto. Merita un sindaco che pensi al futuro di un paese che rischia lo spopolamento. Non uno che colleziona tessere di partito e titoli di giornale, lasciando ai propri concittadini il compito di rispondere sui social alle domande degli italiani che chiedono: “Ma chi minchia hanno votato?“
Domanda legittima. E purtroppo senza una risposta soddisfacente.































































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