Alimena (Pa) – Da dirigente a istruttore di vigilanza, da Commissario a “il problema”: quando ogni forma di controllo diventa un ostacolo da rimuovere

Alimena (Pa) - Da dirigente a istruttore di vigilanza, da Commissario a

Dopo l’appello caduto nel vuoto a non usare la Festa patronale come pretesto per continuare a calpestare le regole, gli ultimi giorni ad Alimena meritano un capitolo a parte, perché quello che è accaduto dal 2 settembre ad oggi non è più soltanto ostruzionismo verso il Consiglio Comunale: è un caso di scuola di come si possa piegare la macchina amministrativa al proprio interesse politico.

In sostanza è la stessa logica, già vista durante il Consiglio del 28 agosto contro consiglieri e funzionari regionali, che si è abbattuta adesso anche su un dirigente comunale e che continua ad infierire sulla stessa autorità dello Stato incaricata di vigilare sul Comune.

La richiesta di convocazione e la revoca lampo

Il 2 settembre il Consigliere Anziano e Presidente pro tempore chiede la convocazione del Consiglio per il 4 settembre. Il giorno dopo, il Sindaco firma la Determinazione Sindacale n. 27: revoca le funzioni dirigenziali della responsabile dell’Area 1 – Amministrativa, Rita Calabrese, e del responsabile dell’Area 2 – Servizi Sociali, Turistico-Culturali e Anagrafe, Vincenzo Gangi Chiodo.

Con lo stesso atto, il Sindaco attribuisce a se stesso le funzioni di entrambe le Aree revocate – sommando al ruolo politico anche quello tecnico-gestionale che la legge, non a caso, tiene distinto dalla politica proprio per garantire un controllo indipendente sugli atti – ed è in quella veste che, sempre il 3 settembre, esprime un parere “NON FAVOREVOLE” sulla convocazione richiesta dal Consigliere Anziano — motivandolo anche con la presunta mancanza di una proposta di deliberazione da allegare, in particolare quella sul riconoscimento degli estremi di necessità e urgenza dietro la convocazione.

Un rilievo smontato dallo stesso Presidente pro tempore in una nota al Commissario ad acta: la Proposta n. 28/2026 (quella appunto sugli estremi dell’urgenza) era già iscritta all’ordine del giorno del 28 agosto, mai trattata (vedi registrazione) per cause indipendenti dal Consiglio (vedi assenza del Segretario comunale per la sua illegittima revoca nella stessa mattinata e assenza di tutti i Funzionari), e per di più già munita di un parere favorevole della legittima responsabile dell’Area Amministrativa, prima che venisse revocata.

Il 3 e il 4 settembre arrivano poi due note di “chiarimento” a firma del Sindaco: una indirizzata al consigliere Di Gangi (e, con annotazione manoscritta, “a tutti i consiglieri”), che ribadisce la sua duplice veste di Responsabile di entrambe le Aree; l’altra indirizzata a tutti i Consiglieri Comunali — e per conoscenza, non senza un certo peso simbolico, al Comando Carabinieri di Alimena — con cui si comunica che il 4 settembre “non avrà luogo nessun Consiglio Comunale” e che “qualsiasi iniziativa da parte dei Consiglieri comunali sarà da considerarsi puro TEATRINO“.

Un termine che non appartiene al lessico istituzionale che ci si aspetta da chi ricopre quel ruolo — i consiglieri comunali sono rappresentanti eletti, non comparse di un copione — e la scelta di informarne anche i Carabinieri, su una vicenda che è di natura squisitamente politico-amministrativa, la dice lunga sul clima che si respira in questo Municipio.

Risultato: nessun consiglio, nessun bilancio e porte chiuse, con i Carabinieri a verbalizzare il tutto.

Purtroppo per Scrivano, che sperava di fare ostruzionismo fino alla data del 10 settembre in modo da far decadere il Consiglio – come la legge prevede in caso di mancata approvazione del Bilancio entro i termini – il Commissario regionale ha sospeso quella scadenza.

In sostanza, è la stessa autorità regionale di controllo, chiamata a vigilare sull’approvazione del bilancio, a certificare che l’organo non è nelle condizioni oggettive per lavorare.

Una diffida che imponeva un termine perentorio viene sospesa non perché il problema si sia risolto, ma perché è stato riconosciuto, da chi ha il potere di intervenire, che l’Ente non è nelle condizioni di rispettarlo. Il che equivale, detto in altre parole, a un atto d’accusa istituzionale nei confronti di chi quelle condizioni le ha determinate. Cosa peraltro già certificata dalle precedenti proroghe.

Chi ha messo tutto per iscritto, retrocesso in due giorni

Vincenzo Gangi Chiodo non è un dirigente qualunque: è il funzionario che appena due giorni prima, firmando la determina di affidamento del concerto dei Tiromancino, aveva messo per iscritto — in nove punti — l’assenza del parere contabile, la mancata risposta del Segretario Comunale e l’ordine di servizio ricevuto sotto minaccia di procedimento disciplinare in caso di mancata ottemperanza.

Il 3 settembre gli viene revocato l’incarico di responsabile d’Area. Il 4 settembre, appena ventiquattr’ore dopo, arriva la Determinazione Sindacale n. 28, che gli assegna la mansione di Istruttore di Vigilanza alle dipendenze dell’Area 4 Lavori Pubblici, Polizia Municipale e Provveditorato.

Da dirigente a vigile urbano, in quarantotto ore complessive. L’atto parla di carenza di personale e di pregressa esperienza dell’interessato in quella qualifica: motivazioni che, sulla carta, si possono anche sostenere. Ma la sequenza — chi documenta una forzatura viene rimosso dal ruolo e poi retrocesso a una mansione operativa di base, nel giro di due giorni — parla da sola, e chiamarla soltanto una coincidenza richiede un atto di fede che i fatti non sostengono.

L’attacco al Commissario, senza sosta

Nella notte tra il 4 e il 5 settembre, dopo che il Consiglio Comunale non si è potuto tenere — porte del Municipio chiuse, come già il 29 agosto, con i Carabinieri sul posto a verbalizzare — e dopo che il Commissario ad acta, dott.ssa Daniela Leonelli, ha sospeso il termine della propria diffida sulla base della relazione del Consigliere Anziano circa le condizioni oggettive che impediscono al Consiglio di lavorare, Scrivano pubblica sui propri profili social una “precisazione” contro la stessa Commissaria.

Vi si legge che la dott.ssa Leonelli sarebbe caduta, o si sarebbe fatta comodamente cadere, in una “trappola della manipolazione dell’informazione“; che dovrebbe rispondere “dal punto di vista penale e contabile (Corte dei Conti)” per il danno arrecato alla comunità, agendo “di parte“; e che la prova di questa parzialità starebbe nei “mi piace” messi dalla stessa Leonelli “ad articoli pubblicati da avversari politici contro l’Amministrazione“.

Per quanto risulta, quei “mi piace” erano invece su articoli proposti da questo blog, firmati dal giornalista – “delinquente mediatico” agli occhi di Scrivano – che segue la vicenda per ragioni professionali — non da un esponente di alcuno schieramento politico avversario. Un dettaglio che basterebbe da solo a smontare l’accusa.

Ma non è finita. Nei giorni successivi arriva un secondo post, ancora più diretto: Scrivano scrive che la Commissaria, nominata per risolvere il problema del bilancio e tutelare gli interessi dei cittadini di Alimena, “è diventata essa stessa il PROBLEMA“, perché con i suoi “continui rinvii (immotivati)” starebbe “assecondando tutti i capricci di consiglieri comunali che, con tutta evidenza, non hanno a cuore il bene del paese“.

Vale la pena dirlo con chiarezza: concedere proroghe sui termini di un procedimento commissariale rientra esattamente tra le prerogative di un Commissario ad acta, tanto più quando quelle proroghe sono motivate — come nel caso della sospensione del 4 settembre — dalla documentata impossibilità del Consiglio di riunirsi. Definire “immotivati” dei rinvii che discendono da una relazione dettagliata del Presidente del Consiglio pro-tempore, e minacciare di “danno erariale” chi li dispone nell’esercizio delle proprie funzioni, non è una legittima critica: è un tentativo di delegittimare, con accuse di rilevanza penale e contabile, l’unica autorità che in questo momento sta certificando dall’esterno lo stato in cui versa il Comune.

Uno schema che si ripete, e si allarga

Non è la prima volta che Scrivano sceglie questo registro. Già il 28 agosto, in Consiglio Comunale, aveva rivolto accuse pesantissime alla Regione e ai suoi funzionari, parlando di favoritismi, di pressioni “mai viste” e arrivando a invitare i Consiglieri Comunali a “finirla di pagare i funzionari della Regione“.

Da allora lo schema non è cambiato, si è solo esteso: prima i funzionari regionali, poi un dirigente comunale che aveva messo per iscritto una verità scomoda, oggi il Commissario ad acta dello Stato. Chiunque, nell’esercizio delle proprie funzioni, produca un atto o un parere che Scrivano non gradisce, finisce delegittimato, minacciato o retrocesso.

Non è più soltanto un problema di bilancio o di una festa costata troppo e con spese che non si potevano fare come inequivocabilmente l’articolo 163 del TUEL impone. È un problema di equilibri istituzionali smontati uno dopo l’altro, con un solo uomo abituato a considerare ogni forma di controllo un ostacolo personale da rimuovere.

Alimena è un piccolo paese, con poche migliaia di abitanti che ogni giorno pagano il prezzo di queste scelte. Quanto ancora dovrà sopportare la prepotenza di chi ha ridotto un’intera comunità in ostaggio delle proprie decisioni, ogni giorno sempre più assurde?

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1 Commento
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  1. O mamma quanto mi diverto

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