Alimena (Pa) – Basta con questa farsa! Risposta al post di Scrivano e all’assessora Bausone. I fatti, quelli veri, raccontano un’altra storia
Il post di ieri mattina di Scrivano sarebbe quasi esilarante se non riguardasse una vicenda istituzionale che da mesi tiene ostaggio il Comune di Alimena.
Si parla di tutto: dei consiglieri che non partecipano, di quelli che abbandonano l’aula, del Commissario che rinvia, del blog “di parte”, delle regole che varrebbero solo quando fanno comodo agli altri.
Di una cosa, però, Scrivano si guarda bene dal parlare: dei motivi per cui il Consiglio, ogni volta che prova a funzionare, viene puntualmente fermato.
Ed è proprio qui che la sua ricostruzione diventa una farsa.
Perché non basta dire che “il Consiglio ha avuto otto occasioni”.
Bisogna raccontare come sono andate quelle otto occasioni.
Lo abbiamo già fatto, punto per punto, in tanti articoli precedenti: ordinanze bocciate, porte chiuse, dirigenti revocati, etc etc etc. Non serve ripeterlo qui per intero — basta invece ricordare ciò che, ancora una volta, resta fuori da ogni suo post.
Il silenzio sulle undici sentenze del TAR e del CGA, che hanno bocciato altrettanti suoi atti fino a definire alcuni ricorsi “palesemente infondati“, certificando che non è in grado di interpretare correttamente le norme sul funzionamento del Consiglio e non solo — figuriamoci pretendere di insegnare al Commissario ad acta come interpretare le proprie.
Il silenzio sui costi che queste vicende giudiziarie stanno scaricando sulle casse comunali.
Il silenzio su una gestione che si regge su minacce ai dipendenti perché eseguano atti che, semplicemente, non si potevano adottare.
E se la sua ultima accusa è che dietro i rinvii del Consiglio Comunale ci sarebbe la malafede della Commissaria, dott.ssa Leonelli, la risposta è la stessa: con undici sentenze nella stessa direzione, non è una spiegazione. È solo l’ennesimo alibi per una farsa ormai di proporzioni gigantesche.
A lui, che promette di “spiegare al mondo” chi sarebbe questo “manipolatore delle informazioni“, una sola cosa va detta direttamente: le minacce servono a poco, e ad Alimena ci conosciamo tutti. Continuare con questo metodo — attaccare sul piano professionale e personale una lunga serie di cittadini, dai dirigenti comunali ai funzionari regionali, dal Commissario ad acta a chi scrive — non è più politica. È una vergogna inqualificabile, e continuare a praticarla non cambierà una sola riga di ciò che è già scritto in questo blog e negli atti.
Ma su una cosa siamo d’accordo: “più avanti” ne vedremo delle belle.
Detto questo, vale la pena rispondere anche a chi, sotto quel post, ha scelto di intervenire.
A Loredana Bausone
L’assessora Bausone accusa questo blog di praticare un “interruttore” morale, che assolve o condanna a seconda di chi sta con Scrivano o contro di lui. È lo stesso meccanismo che l’assessora conosce bene, perché lo pratica lei stessa, per non parlare del suo compagno. Le persone che oggi, secondo la sua ricostruzione, sarebbero state improvvisamente “osannate” da questo blog sono le stesse che fino a poco tempo fa appartenevano al suo stesso gruppo politico — e che lei non ha esitato a screditare pubblicamente sui social nel momento stesso in cui hanno scelto di abbandonare lei e Scrivano. Non è un cambio di giudizio da parte nostra: è la stessa persona, guardata prima e dopo una scelta politica che a Bausone non è piaciuta.
E invece di rispondere nel merito delle assurdità di questa Amministrazione, segnalate da questo blog con tanto di carte a corredo, inventa complotti e copioni.
Detto questo, un ricordo va fatto comunque, anche se nel suo commento non parla affatto di questo: Bausone è diventata assessora — senza che questo le abbia provocato alcun imbarazzo — pur vivendo sotto lo stesso tetto del Sindaco che l’ha nominata, essendone la compagna convivente. Lo abbiamo scritto qui.
E visto che del disastro della “democrazia partecipata” – sufficiente a pretenderne le dimissioni – lei non ha detto una parola, lo riproponiamo noi: è la stessa assessora sotto la cui delega quello strumento, anno dopo anno, è stato ridotto a una formalità svuotata di significato, con tanto di associazioni a cui è stato chiesto di non presentare alcun progetto — come abbiamo documentato qui — e le cui risorse sono poi finite, senza un bilancio approvato, a coprire spese che l’Ente, in gestione provvisoria, non poteva permettersi. Il copione di cui parla Bausone esiste — solo che a scriverlo, riga per riga, è stata lei.
A Lorella Furca
Parla di rancore, la dottoressa Furca ed ex-consigliera — entrata nel frattempo tra le fila di Vannacci — in un commento uscito dal nulla, con toni che definire sopra le righe è generoso. Nello stesso commento accenna a “voci di popolo” secondo cui commenti “contro” verrebbero cancellati con un clic: sarebbe opportuno che la dottoressa specificasse quali commenti, di chi, e in quale post — perché anche qui vale la stessa regola che chiediamo a tutti: le accuse generiche, senza un riferimento verificabile, restano chiacchiere.
Tanto è vero che avrebbe anche potuto verificare personalmente, provando lei stessa a commentare nelle pagine social di questo blog invece di scrivere di fegati e veleni approfittando di invettive altrui.
Ma se di rancore vogliamo parlare, guardiamo ai fatti — gli stessi che, guarda caso, un nostro articolo ha semplicemente documentato: la mattina si dimette da consigliera, il pomeriggio riceve da Scrivano un incarico di esperta, per giunta privo di qualunque attinenza con il proprio curriculum. Se un rancore esiste, nasce proprio da lì, da quell’articolo che ha raccontato — con date e atti alla mano — una vicenda che forse la dottoressa Furca si aspettava di veder raccontata con un applauso. Chi si è ritrovata, nel giro di poche ore, dall’altra parte del tavolo grazie a un incarico di questo tipo, dovrebbe essere l’ultima a parlare di obiettività altrui. I fatti sono qui, e restano, a differenza dei commenti, verificabili.
Tra parentesi, per sua futura memoria, la tessera del giornalista “che giornalista non è“, del 24/01/2013, e riscontrabile qui.
E INFINE UNA COSA VA DETTA CHIARAMENTE.
Non tutti possono conoscere tutto.
Non tutti i cittadini hanno il tempo, le competenze o la possibilità di leggere una sentenza del TAR, un’ordinanza sindacale, una determina, un verbale consiliare o una norma del TUEL.
Ed è assolutamente normale.
Proprio per questo chi ricopre una carica pubblica dovrebbe avere un rispetto ancora maggiore per chi ascolta.
Perché approfittare della buona ignoranza delle persone, quella ignoranza nel senso più semplice e umano del termine — il non poter sapere tutto — per proporre una ricostruzione parziale, omettendo gli elementi scomodi e chiedendo ai cittadini di prendere per buono soltanto ciò che viene raccontato, non è forza politica.
È vigliaccheria.
Perché chi sa di avere ragione non ha bisogno di nascondere i fatti.
Li mostra tutti.
QUESTA FARSA DEVE FINIRE.
Non basta accusare il Commissario.
Non basta accusare i consiglieri.
Non basta accusare il blog.
Non basta dire che gli altri “non lavorano”.
Bisogna spiegare.
Bisogna documentare.
Bisogna rispondere.
E soprattutto bisogna smettere di raccontare soltanto l’ultimo fotogramma di una vicenda che dura da mesi.
Perché gli alimenesi meritano di conoscere tutta la sequenza.
Non una versione selezionata.
Non uno slogan.
Non un elenco di numeri senza contesto.
I FATTI. TUTTI I FATTI.
Undici pronunce del TAR.
Una lunga sequenza di ordinanze e revoche.
Un Segretario comunale che smentisce la ricostruzione del Sindaco.
Un Consiglio continuamente alle prese con questioni di convocazione, competenze e ordine del giorno.
Una gestione provvisoria.
Decine di migliaia di euro impegnati per soli cinque giorni.
Un funzionario che mette nero su bianco le proprie perplessità e le circostanze nelle quali ha proceduto.
E circa 70.000 euro di denaro pubblico destinati a una battaglia giudiziaria che, in alcuni passaggi, ha prodotto pronunce che hanno definito le iniziative sottoposte al giudice “palesemente infondate”.
Questi non sono complotti.
Sono fatti e atti pubblici.
E allora Scrivano, invece di chiedere agli altri di spiegare perché il bilancio non sia stato ancora approvato, cominci a rispondere alle domande che da mesi gli vengono poste.
Perché sono proprio quelle domande che il suo post continua accuratamente a evitare.
E finché continuerà a farlo, questa non sarà chiarezza.
Sarà soltanto l’ennesimo tentativo di raccontare ai cittadini una storia senza raccontare tutto quello che è successo.
E questo, sì, è un’offesa all’intelligenza degli alimenesi.






















Bonnie e Clyde in salsa alimenese