Alimena (Pa) – Nuovo decreto di Schifani: surroga obbligatoria anche per la Mascellino. Scrivano risponde con una nuova ordinanza e ripropone la convocazione-farsa della ex-consigliera. Intanto il conto di queste follie giudiziarie sfiora i 70.000 euro.
Arriva un nuovo decreto del Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani che mette un ulteriore sigillo istituzionale sulla vicenda: le surroghe devono essere eseguite tutte, compresa quella della consigliera Maddalena Mascellino. Nessuno spazio per le manovre di retroguardia tentate in questi giorni.
Il tentativo, grottesco quanto meschino, di far sparire il problema facendo firmare la convocazione del Consiglio Comunale proprio alla Mascellino — quasi a “normalizzare” la sua presenza in aula e aggirare l’obbligo di surrogarla — si arena davanti all’ennesima pronuncia delle autorità regionali, che non lasciano adito a ulteriori interpretazioni creative.
Ricordiamo cosa è successo: le dimissioni della Mascellino, protocollate il 28 dicembre 2025, erano state per settimane agitate come argomento principe a sostegno della tesi della decadenza dell’intero Consiglio Comunale.
Poi, fallito quel tentativo con la doppia bocciatura del TAR, quelle stesse dimissioni sono diventate improvvisamente “da rivedere”, trasformando la consigliera decaduta prima in firmataria di una convocazione consiliare irregolare e poi in membro attivo di un organo dal quale era uscita per sua stessa volontà (ma sotto la spinta di Scrivano nello squallido tentativo, appunto, di sabotare il Consiglio Comunale).
Un corto circuito istituzionale che avrebbe fatto ridere se non avesse coinvolto le istituzioni di una comunità intera.
Il nuovo decreto di Schifani chiude questa porta definitivamente: le surroghe si fanno, tutte e subito, Mascellino inclusa.
Ma la risposta del sindaco Scrivano al decreto assessoriale è stata immediata e, ormai non sorprende più dirlo, sconvolgente: una nuova ordinanza sindacale con cui ordina di non dare seguito alla richiesta di convocazione del Consiglio Comunale avanzata dal Commissario ad acta — quella che prevede all’ordine del giorno tutte le surroghe — e contestualmente ripropone la convocazione a firma della consigliera Mascellino, la stessa già dichiarata decaduta dal segretario comunale e la cui surroga è oggi espressamente imposta dal nuovo decreto regionale.
Un atto che, nella sua spudorata sfrontatezza, rappresenta un disastro istituzionale senza precedenti: non solo si ignora deliberatamente un decreto regionale appena emanato, ma si usa lo strumento dell’ordinanza sindacale — già utilizzato e già sistematicamente annullato dal TAR in questa stessa vicenda per “mancanza di competenza funzionale” — per paralizzare ancora una volta il funzionamento del Consiglio e tenere fuori dall’aula chi ha il diritto e il dovere di sedersi.
Siamo oltre l’ostruzionismo. Siamo di fronte a quella che non può più che essere definita una deriva istituzionale, consapevole e reiterata: una logica perversa, portata avanti con ostinazione nonostante le ripetute sconfitte giudiziarie, che lascia presagire nuovi ricorsi — probabilmente già in preparazione — e un ulteriore aggravio di spese per le casse comunali.
Allo stesso tempo, cresce l’auspicio — ormai inevitabile — di un intervento deciso da parte degli organi sovraordinati, come Prefettura, Assessorato regionale, o altra autorità competente, capace di fermare questa spirale prima che produca ulteriori danni. Perché il rischio, sempre più concreto, è che si continui ad agire come se le regole fossero opzionali, svuotando di significato le istituzioni e mettendo a dura prova la credibilità dell’intero sistema pubblico.
Perché nel frattempo il conto continua a crescere. E i cittadini lo stanno pagando.
Nei giorni scorsi il sindaco Scrivano e la sua giunta — in particolare l’assessora Loredana Bausone, compagna convivente del sindaco, che si è spesa in dichiarazioni pubbliche dalla dubbia aderenza alla realtà — hanno tentato di minimizzare o distorcere i dati relativi alle spese legali accumulate dal Comune, accusandoci di fare disinformazione e di essere “campioni delle bugie” – oltre ai soliti schifosi e reiterati attacchi gratuiti alla vita professionale di semplici cittadini.
È quindi necessario fare chiarezza con i numeri, per come emergono dalla documentazione disponibile:
- oltre 15.000 euro sono già stati bruciati per difendere la nomina illegittima della Presidente del Consiglio Maria Grazia Stella, bocciata prima dall’Assessorato regionale, poi dal TAR, poi dal CGA;
- altri 15.000 euro circa sono stati spesi per gli avvocati nei ricorsi per le ordinanze (3.137,20 €), il decreto assessoriale (si stima circa 5.000 €) e il contenzioso ancora pendente (udienza fissata al 12 maggio 2026) per il presunto silenzio-inadempimento contro la Regione Siciliana (6459,52 €), a cui si aggiungono oltre 5.000 euro di condanna al pagamento delle spese legali della controparte, inflitte dal TAR che ha ritenuto le tesi del Comune del tutto infondate.
- A queste somme si aggiungono i recentissimi ricorsi al CGA contro le sentenze del TAR sulle ordinanze e sul primo decreto assessoriale per i quali, causa mancanza del nuovo bilancio, mancano ancora gli impegni di spesa.
- E ora si prospetta una nuova tornata di contenziosi legati a quest’ultimo decreto, con costi che nessuno è ancora in grado di quantificare ma che, inevitabilmente, ricadranno sulla collettività. Il totale complessivo si avvicinerà, quindi, o supererà probabilmente, i 70.000 euro di denaro pubblico.
Settantamila euro. In un Comune piccolo come Alimena. Spesi non per costruire strade, sostenere famiglie in difficoltà o investire nei servizi. Spesi per sostenere tesi giuridicamente insostenibili, sistematicamente smontate dai giudici in ogni sede, figlie solo di arroganza e prepotenza, con l’unico obiettivo di guadagnare tempo e alterare gli equilibri democratici del Consiglio Comunale.
Ecco il prospetto analitico per quanti volessero approfondire:
Quando la Bausone e il sindaco parlano di “gestione oculata” o provano a raccontare una versione edulcorata di questi mesi, la comunità ha ora il diritto — e i numeri — per valutare autonomamente. I fatti sono questi: ogni ricorso presentato è stato respinto o ha prodotto una sconfitta. Ogni ordinanza firmata è stata annullata. Ogni mossa ostruzionistica ha avuto come unico risultato quello di allungare l’agonia istituzionale del Comune e appesantire le casse pubbliche.
Il nuovo decreto regionale è l’ennesimo segnale che il tempo delle tattiche dilatorie è finito. Le surroghe si faranno. Il Consiglio si riunirà nella sua composizione legittima. E a quel punto sarà la democrazia, quella vera, a fare il suo corso.
Ma finché qualcuno non interviene con la necessaria fermezza per fermare questa spirale, il sindaco Scrivano sembra intenzionato ad andare avanti, ordinanza dopo ordinanza, ricorso dopo ricorso, costo dopo costo. A spese di tutti.
Sarebbe il caso che qualcuno — e in fretta — facesse sentire la sua voce.


































































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