Alimena (Pa) – Se pensavate di averle viste tutte, vi sbagliavate: ora Scrivano nomina se stesso avvocato del Comune
Dopo aver tentato per mesi di sabotare il Consiglio Comunale — un ostruzionismo che, come avevamo già raccontato, era partito addirittura dalla richiesta di dimissioni in bianco rivolta ai propri stessi consiglieri di maggioranza — accettata senza il minimo pudore da chi oggi siede tranquillamente in Giunta — e proseguito a colpi di ordinanze tutte illegittime, alcune definite dalla giustizia amministrativa “palesemente infondate”, tutte puntualmente annullate da TAR e CGA in undici distinte pronunce, il Sindaco Giuseppe Scrivano ha trovato il modo di superare anche se stesso.
Con la Delibera n. 56 del 29 settembre 2026, approvata con lui stesso a presiedere la seduta (sia pure “astenuto” dal voto), la Giunta ha conferito all’Avv. Giuseppe Scrivano — cioè al Sindaco in persona — l’incarico di rappresentanza e difesa dell’Ente nei giudizi R.G. 911/2026, 440/2026, 495/2026 e 496/2026 pendenti davanti al TAR Sicilia-Palermo e il cui merito è previsto per il prossimo 6 Ottobre. Cause che nascono, non a caso, dalla stessa sequenza di atti con cui il Sindaco ha bloccato per mesi il funzionamento del Consiglio Comunale.
Il precedente legale, l’Avv. Giovanni Puntarello — legato anch’egli alle vicende di Futuro Nazionale, non perché coinvolto nello scandalo delle “tessere farlocche”, ma perché concorrente dello stesso Scrivano nella corsa agli incarichi che Vannacci si appresta a distribuire nel partito — aveva rimesso il mandato il 15 settembre, comunicando formalmente il venir meno del rapporto di fiducia con il Sindaco. E al suo posto, invece di affidarsi a un professionista esterno e realmente terzo, l’Amministrazione ha scelto la soluzione più comoda: il Sindaco difende se stesso, gratuitamente, davanti al giudice che deve valutare la legittimità dei suoi stessi atti.
Un conflitto di interessi da manuale
Non serve una laurea in giurisprudenza per cogliere il problema, ma la normativa lo scrive comunque a chiare lettere. Gli articoli 78 del TUEL e 6-bis della legge 241/1990, insieme ai principi di imparzialità e buon andamento sanciti dall’art. 97 della Costituzione, impongono a chi ricopre una carica pubblica di astenersi da ogni decisione in cui abbia un interesse proprio, diretto o indiretto. Qui l’interesse non potrebbe essere più diretto: il Sindaco decide, nella sua veste istituzionale, di affidare a se stesso, nella sua veste professionale, la difesa dell’Ente contro ricorsi che riguardano proprio le sue ordinanze. La giurisprudenza amministrativa e contabile ha chiarito che la gratuità della prestazione non elimina il conflitto di interessi: che non ci sia compenso non cambia la sostanza della sovrapposizione tra chi decide, chi è giudicato e chi difende.
E c’è un secondo profilo, questa volta squisitamente professionale: l’avvocato rischia pesanti sanzioni disciplinari da parte del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, poiché il codice deontologico forense vieta di assumere un incarico quando il difensore si trovi, come in questo caso, a coincidere con la parte il cui operato personale è all’origine del contenzioso.
Un pessimo affare, comunque lo si guardi
C’è poi un argomento che prescinde persino dal diritto, e riguarda il semplice buonsenso amministrativo: affidarsi come legale a chi, da Sindaco, ha già perso undici volte in sede giurisdizionale dimostrando di non saper interpretare correttamente le norme sul funzionamento del proprio Consiglio Comunale, non sembra esattamente la scelta più rassicurante per tutelare gli interessi dell’Ente. Se l’obiettivo era la continuità della difesa tecnica, il risultato rischia di essere l’ennesima sconfitta, stavolta firmata dallo stesso protagonista delle sconfitte precedenti.
Non è la prima perla
E chi conosce la storia recente di questa Amministrazione sa che non è nemmeno una sorpresa. Già a febbraio 2024 – ancor prima del tentativo di far decadere il Consiglio Comunale e di tutta la raffica di ordinanze abusive – Scrivano aveva regalato alla comunità un’altra perla giuridica, inventando la “giunta istituzionale” e nominando assessore il Presidente del Consiglio Comunale — un’istituto semplicemente inesistente nel panorama giuridico, tanto da costare al Presidente una mozione di censura presentata dalla minoranza. I dettagli sono qui.
Un Sindaco che inventa organi che la legge non prevede, che accumula undici sconfitte giudiziarie senza mai correggere la rotta, e che infine si nomina da solo avvocato di se stesso: ma che sindaco è questo?
E che dire di una Giunta che lo ha votato senza battere ciglio — la stessa Giunta tra le cui fila siede, come assessora, la sua compagna convivente? Non è più soltanto un atto d’accusa nei confronti di un uomo solo: è un atto d’accusa contro un intero organo esecutivo che si è reso complice, per l’ennesima volta, di una decisione indecente.




















Lascia un commento