Alimena (Pa) – Inaugurazione Biblioteca Filippo Valenza (Giovedì 29 marzo)

Giovedì 29 marzo, alle 16.00, ad Alimena, sarà inaugurata la Biblioteca Filippo Valenza, sede dell’omonima associazione, nata per onorare la memoria dello studioso, professore e partigiano di origine alimenese, nato il 4 febbraio 1914 e morto il 21 aprile 2016, a 102 anni. L’associazione avrà sede nei locali dell’ ex scuola dell’Infanzia, in Via Maddalena concessi in comodato d’uso dall’ amministrazione comunale, guidata da Alvise Stracci, recuperati dopo essere stati vandalizzati nel 2014. Da dicembre scorso i volontari dell’associazione hanno messo su una biblioteca coi libri donati dal professore Valenza, ai quali si sono uniti altri volumi donati da varie case editrici, da scrittori e da liberi cittadini. Oltre alla donazione di testi di vario genere, sono state fatte delle offerte in memoria di persone scomparse che credevano nella forza della cultura e nel potere della parola.

La biblioteca donata dal professore è composta da volumi di storia e filosofia, anche narrativa e un filone di saggi sulla questione israelo-palestinese, di cui Valenza era un profondo conoscitore e studioso. I libri saranno disponibili per la pubblica fruizione, così come il locale sarà luogo di incontri culturali aperto alla comunità e al territorio. “Ringrazio a nome dell’ associazione l’ ammnistrazione comunale per la sensibilità mostrata nell’ avere messo a disposizione i locali, oggi sede dell’ assoziazione”, così afferma Castrenze Di Gangi, presidente dell’associazione. Sarà presente la vedova del professore Laura Fornaci, Presidente onoraria dell’associazione.

filippo valenza

Filippo Valenza (4 febbraio 1914 – 21 aprile 2016) è nato ad Alimena da Antonio e da Maria Domenica Alfano. Rimasto orfano in tenera età ha trascorso l’infanzia ad Alimena e poi si è trasferito a Palermo. Docente di Filosofia ha partecipato alla Resistenza, ha fatto parte del CLN di Lodi, impegno politico che prosegue anche qualche anno dopo, fino a quando scopre di essere più un topo da biblioteca che un politico. Ha insegnato filosofia a Siracusa, a Lodi, a Varese e a Napoli ed anche all’estero. È stato lettore di Italiano all’università di Wuerzburg e Bonn. È autore di numerosi scritti, di grande spessore e testimonianza, che tuttavia sono sconosciuti dalle generazioni più giovani. Gli ultra cinquantenni di oggi ricorderanno che alla scuola media veniva fatto leggere loro Il garzonello, quale testo di narrativa, testo di grande valore letterario e storico per la testimonianza riportata sulla condizione di vita dei ragazzini figli di villani costretti ad andare garzonelli presso un padrone, abbondonando la famiglia e sottratti ingiustamente all’infanzia. Questa era la sorte capitatata a tanti, anche fra i nostri nonni. I testi di Valenza offrono una grande testimonianza della Sicilia di un tempo. Basta pensare a Il soprastante, che vede due edizioni, la prima Dehoniane, la seconda Fratelli Conte, un romanzo dalla notevole mole, dove si dipana la storia di un popolo, quello contadino, che da un lato convive con le ingiustizie della mafia e dall’altro cerca di ribellarsi alle antiche vessazioni dei padroni mafiosi che si servivano di tristi figure, quali i soprastanti e i campieri, per esercitare il loro potere, pagando la ribellione con la vita. Dal romanzo emergono grandi ritratti introspettivi, dei vari personaggi che si avvicendano (che tanto rinviano alle personalità tipiche dei vinti di Giovanni Verga), la cui unica forza e unico fine della loro vita era il lavoro, solo il lavoro, notte e giorno, dalla fatica insormontabile e inimmaginabile. In mezzo a tanta fatica e a tanta ingiustizia si fa strada l’idea che le imposizioni dei padroni non sono legge. Si intrecciano così riflessioni e argomentazioni di tipo filosofico accanto alle introspezioni psicologiche e alle descrizioni della cruda realtà, fino ad arrivare all’epilogo finale che sembra volere capovolgere la realtà attraverso, “lo sbandamento nel metafisico”, per usare le parole dello stesso Valenza, tratte dalla quarta di copertina. In un romanzo breve Valenza affronta anche il conflitto in Vietnam, con il racconto Il piccolo viet.

ex scuola materna

Questo il programma della cerimonia di Inaugurazione della Biblioteca intitolata al Prof. Filippo Valenza

– Intervento del Sindaco Dr. Alvise Stracci;

– Intervento dell’Assessore Alla Cultura Dr.ssa Mary Albanese

– Saluto della Presidente Onoraria Dr.ssa Laura Fornaci (coniuge del Prof. Valenza)

– proiezione video-intervista al Prof. Valenza, a cura della Prof.ssa Mirella Mascellino

– intervento del Presidente Dr. Castrenze Di Gangi

– presentazione dei settori adottati dai donatori

– vin d’honneur

La partecipazione è aperta a tutti. Si chiede ai partecipaznti di portare un libro già letto da lasciare a disposizione degli altri, apponendo la firma e la dedica.

SCARICA LIBRI:

Il-soprastante-Filippo-Valenza-1974
In-Istruttoria-Filippo-Valenza-1972
Il-garzonello-Filippo-Valenza-1970
Il-Piccolo-Viet-FIlippo-Valenza-1968

APPROFONDIMENTI:

 

AUTORITRATTO dell’ autore tratto da www.filippovalenza.it
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Nacqui sotto cattiva stella nel 1914 anno della prima guerra mondiale. Nell’agosto del 1915 mio padre morì sul fronte della Carnia lasciando mia madre già vedova a 19 anni e me ancora lattante. I primi 15 anni della mia vita in orfanotrofi e collegi laici e religiosi. Un sussidio dell’associazione orfani di guerra mi permise poi di arrivare alla laurea nella facoltà di lettere di Palermo, in grado quindi di guadagnare da vivere alla piccola famiglia, mia madre e io. Dovunque, per me, è stato raro vedere uomini più piccolini di me, mi manca 1 cm a quell’1,60 che permetteva, alla visita di leva, di essere ammessi al corso per allievi ufficiali. E ancora più di rado vederne uno più bruttino. Però posso vantarmi di essere giunto all’età di 102 anni ancora capace di scrivere al computer questa pagina.

Fui chiamato alle armi, a difendere la patria in guerra, nel 1943. Dopo appena un paio di mesi l’esercito si sciolse e io rimasi nel nell’Italia del Nord negli anni dell’occupazione tedesca e della Resistenza alla quale partecipai come membro del CLN di Lodi dove insegnavo. Ritornato a Siracusa nel cui liceo ero titolare, svolsi anche attività politica nel PCI del quale ero rappresentante nel Consiglio Comunale. Smisi l’attività politica profittando della fortuna di essere riuscito a ottenere un comando all’estero come lettore di italiano in Germania – l’odiata Germania di Hitler, ma dame adorata terra dei due miei grandi amori, la musica e la filosofia – dove rimasi tre anni, due all’università di Wuerzburg e uno a Bonn.

Intensi indimenticabili anni di lavoro, e di emozioni. La grande sorpresa: mi domando: e tutti quei terribili nazisti dove sono? Io qui vedo solo gente onesta, rispettosa del suo prossimo… – E l’altra sorpresa, quando sentivano che ero italiano, quelle facce sorridenti: ma davvero la mia Italia è tanto preziosa ai vostri occhi? Risposta: lo era anche di più a quelli del nostro Goethe. Ma purtroppo questo mio paradiso in Germania ebbe presto fine. Fui richiamato in Italia al mio posto di comune travet ricevente il modesto stipendio dal ministero della pubblica istruzione. Al ritorno in Italia, prima sede, Padova dove pubblicai il mio primo romanzo “ll nido sotto la grondaia” apparso poi con il titolo: Il garzonello. – L’anno successivo a Lodi dove fui attivo nella Resistenza come membro del CLN. Da qui poi a Napoli come sede definitiva. Vita serena anche se incaponito, nelle ore libere, in uno stremante lavoro di romanziere destinato a eterno insuccesso.

A 102 anni, pur molto indebolito, io sono ancora vivo. Ma come scrittore sono non solo morto ma anche sepolto. I miei libri finiti tutti al macero tranne il paio di copie che mi restano in ricordo. Alla mia morte spariranno anch’essi …. Così sarebbe stato fino a pochi anni fa. Ma oggi lo sviluppo tecnico da ai libri la possibilità di sfuggire al triste destino del macero. Ecco cosa fare: costruisci il tuo bel “Sito”, e vai a sistemarlo, in Via Eternità, in uno dei suoi grandi magazzini. Qui alla Speranza, sempre ultima a morire va dato spazio senza limite visibile.

Tutto qui. Poi, puoi sempre sperare: quei depositi di via Eternità restano sempre aperti a tutti , perditempo e persone giudiziose in cerca di qualcosa che sia da apprezzare e che gli serve. Ti sarebbe però utile qualcosa che serva come specchietto per le allodole: tu ce l’hai?

Rispondo, credo proprio di sì. E ben di più di uno specchietto per le allodole. Mi capitò che, stando a curiosare, cliccai in Google il mio nome e cognome. Ed ecco davanti ai miei occhi apparire una recensione sul mio libro “Il soprastante”, scritta da un certo Paolo Liggeri, sacerdote. – E che sacerdote! … Trascrivo quanto letto in Google. Insigne figura della Resistenza italiana. Beccato dai fascisti, consegnato ai nazisti, chiuso dopo lunga via crucis nel Lager di Mathausen dove venne liberato dagli americani. … Ma in Google, leggo pure che è morto e, aggiungo io, la sua anima è in paradiso. Gli rivolgo la parola: aspettami! Fremo dalla voglia di conoscerti e di abbracciarti. Sei il sacerdote di cui avrei avuto bisogno per avere meno rimorsi di aver fatto troppo poco nella Resistenza. C’era un ostacolo che forse la tua fede in Dio mi avrebbe fatto superare.

Un sacerdote che ha cura delle anime, un combattente della Resistenza invita alla lettura di quel mio libro!… Non ho idea come esso sia finito nelle sue mani: ma per me i suoi sono due titoli che valgono più di un invito da parte del più autorevole e raffinato critico letterario. La sua breve ma significativa recensione viene riferita insieme al libro in questo sito.

Matrimonio a 76 anni. Parlarne? È saggezza popolare: fra moglie e marito, non metter dito. Ma per me qui c’è altro. Per quarant’anni insegnante di filosofia, ho avuto sempre da fare con l’ eterno problema: Dio, esiste? Come studioso di filosofia resto convinto che la nostra risposta è data dall’esperienza con la realtà nella quale vivendo siamo immersi. Tra i miei libri non pubblicati, ma messi in questo sito, c’è ne uno dal titolo: Come perdetti la fede. Posso dirlo autobiografico? Solo in parte. Una volta ho detto a Laura, mia moglie: certe volte ho l’impressione che il buon Dio, prima di crearti, mi abbia consultato: tu una donna che sposeresti, come la vorresti? Ho l’impressione che nel crearti abbia tenuto conto della mia risposta.

Ancora una pennellata a questo autoritratto. Sono andato in pensione a 67 anni. Con la buonuscita ho comprato un podere di 2,5 ettari con casa colonica, tutto in disastroso abbandono. Da lavoratore della mente son diventato lavoratore del braccio: vanga, cesoie, decespugliatore. Risultato: oliveto con 500 piante, due vigne di media grandezza. Ottimo olio, buon vino chiamato dagli amici il rosso Filippo. Dal punto di vista economico un grosso sbaglio: dovendo ora dividere a metà col contadino che ora la lavora era una passività di cui mi sono liberato vendendo e conservando la casa colonica con un po’ di terra intorno. La mia cara casa colonica, rifatta con facciata di grande semplicità, rasserenante e invitante. Anche in ricordo dell’onesto contadino che a suo tempo la costruì, farò mettere una piccola lapide a fianco della porta con queste parole: Entrate, sono nata da lavoro, amore ed onestà.

Il Garzonello

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