Alimena (Pa) – Il teatro dell’assurdo: vice-segretari “a gettone”, il doppio ruolo della Mascellino e ricorsi senza fine
E nelle ultime settimane questo schema si è manifestato in modo plastico su più fronti: dalla nomina del vicesegretario “a gettone”, al blocco delle surroghe per vizi di forma inesistenti, fino all’ennesimo ricorso contro i decreti regionali.
Il 20 aprile il Sindaco ha firmato l’Ordinanza n. 23 per impedire l’insediamento del Commissario ad acta nominato dalla Regione Siciliana per procedere alle surroghe dei consiglieri dimissionari. Nello stesso giorno, la Giunta ha deliberato l’ennesimo incarico legale per impugnare davanti al TAR il Decreto Assessoriale n. 168/2026, che ribadiva proprio quell’obbligo: ricostituire il Consiglio Comunale attraverso le surroghe, compresa quella della consigliera Mascellino.
Fin qui nulla di nuovo, se non fosse che quella stessa delibera presenta un cortocircuito istituzionale difficilmente eguagliabile: tra i componenti della Giunta risulta presente proprio Maddalena Mascellino, la ex-consigliera dimissionaria che il decreto regionale ordina di surrogare.
In altre parole, una figura che dovrebbe essere sostituita come consigliera partecipa alla decisione di impugnare il provvedimento che ne dispone la sostituzione, da assessora. Un paradosso che, da solo, basterebbe a descrivere il livello della situazione.
Ma il punto più delicato riguarda la regolarità stessa delle sedute di Giunta. Perché ad assistere a quelle sedute non c’è un segretario comunale stabile, bensì un “vicesegretario a chiamata”, nominato di volta in volta con determine sindacali distinte: tre atti in sette giorni (16, 20 e 23 aprile), tutti identici nella sostanza, tutti riferiti allo stesso soggetto, il Dott. Antonio Cicero, che accetta senza battere ciglio.
Il problema è che la normativa — il D.L. n. 44/2023 convertito in Legge n. 74/2023 — prevede un limite massimo di 36 mesi per lo svolgimento di quelle funzioni. E lo stesso Sindaco, nelle determine, riconosce esplicitamente che quel limite è stato raggiunto e che il funzionario non potrebbe più svolgere stabilmente quel ruolo.
La “soluzione” adottata è stata allora quella di spezzettare l’incarico: non più una nomina continuativa, ma incarichi limitati alla singola seduta. Una sorta di vicesegretario “a gettone”.
Peccato che il diritto amministrativo funzioni in modo molto più semplice: se non puoi svolgere una funzione, non puoi farlo né stabilmente né a pezzi. Cambiare la forma non cambia la sostanza. E infatti questa operazione si configura, con ogni evidenza, come un’elusione della norma.
Anche perché la figura creata non esiste nell’ordinamento: non esiste un vicesegretario “per una seduta”, né una nomina “a chiamata” costruita su misura. E il richiamo a una presunta indicazione “per le vie brevi” della Prefettura non aggiunge alcuna legittimità: senza un parere formale, scritto e motivato, quella “copertura” semplicemente non esiste.
In breve: la ripetizione dell’escamotage a distanza di pochi giorni dimostra plasticamente che si tratta di un sistema, non di una soluzione emergenziale isolata. Se questa logica fosse valida, il tetto dei 36 mesi potrebbe essere eluso all’infinito, nomina per nomina, seduta per seduta. Il che è esattamente la ragione per cui non lo è.
Le conseguenze non sono solo teoriche. Se la nomina del vicesegretario è illegittima, lo diventano potenzialmente anche le sedute di Giunta a cui ha partecipato, e quindi gli atti adottati — compreso il conferimento dell’incarico legale per l’ennesimo ricorso.
Ma il dato più paradossale è che l’assenza del segretario comunale — oggi utilizzata come giustificazione per queste forzature — è il risultato diretto di un’altra vicenda altrettanto grave: la revoca illegittima della segretaria reggente, intervenuta durante la già nota controversia sulla nomina del Presidente del Consiglio. Un atto talmente fuori dai binari da richiedere l’intervento di Prefettura e ANAC. Oggi quella stessa segretaria risulta in congedo.

































































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