Alimena (Pa) – La diseducazione istituzionale: i mini consiglieri nell’aula dove il Consiglio non può riunirsi. Prevista per il 13 Maggio la fine di tutta questa assurda farsa

Alimena (Pa) - La diseducazione istituzionale: i mini consiglieri nell'aula dove il Consiglio non può riunirsi. Prevista per il 13 Maggio la fine di tutta questa assurda farsa

C’è un passaggio di questa ignobile vicenda sul tentato sabotaggio del Consiglio Comunale che, più di ogni altro, restituisce perfettamente la misura di ciò che sta accadendo ad Alimena.

Mentre il Sindaco emette ordinanze per impedire che il Consiglio Comunale si riunisca nella sua composizione legittima — bloccando le surroghe, “riesumando” ex consigliere dopo mesi, ostacolando i commissari regionali e accumulando ricorsi sistematicamente bocciatila stessa Giunta accoglie scolaresche nell’aula consiliare per l’insediamento dei mini consiglieri.

Il paradosso è devastante: un’istituzione democratica viene svuotata, svilita, paralizzata e piegata nella sua funzione reale, mentre contemporaneamente viene trasformata in scenografia pedagogica per i ragazzi. Lo stesso luogo in cui i rappresentanti eletti non riescono a esercitare il proprio mandato diventa teatro di una rappresentazione simbolica della democrazia.

Alimena (Pa) - La diseducazione istituzionale: i mini consiglieri nell'aula dove il Consiglio non può riunirsi

È un po’ come portare degli studenti su una nave che imbarca acqua da tutte le parti e dire loro: “ecco come si naviga”. Oppure spiegare l’educazione civica con un manuale al contrario, dove le regole non si rispettano ma si aggirano, le responsabilità non si assumono ma si scaricano e le istituzioni non si tutelano ma si piegano alle convenienze del momento.

Questa non è formazione civica. È diseducazione istituzionale.

Ed è forse il segnale più eloquente di come questa amministrazione concepisca le istituzioni: da celebrare pubblicamente quando servono a costruire immagine, ma da ostacolare e svuotare quando esercitano davvero le proprie funzioni.

Per questo no, non è una “giornata speciale”, caro Sindaco. Assomiglia molto di più a un’operazione di maquillage istituzionale, utile a ripulire un’immagine compromessa cercando legittimazione nella presenza di altre istituzioni.

I complimenti vanno alle scuole e a chi ha lavorato seriamente con i ragazzi. Peccato soltanto per il modello/esempio istituzionale che si è scelto di mettere davanti ai loro occhi.

Alimena (Pa) - La diseducazione istituzionale: i mini consiglieri nell'aula dove il Consiglio non può riunirsi

Nota sul post dell’Assessore Mascellino: la trasparenza che vale solo quando conviene

Ingegnere/Assessora/Consigliera Mascellino, la ringrazio per la risposta. Leggo ora il suo intervento e, francamente, stupisce più per la confusione che per il contenuto e quindi replicherò punto per punto, basandomi sulla stessa documentazione pubblica che, a quanto pare, lei non gradisce ma che continuerò a utilizzare.

Mi permetta una premessa: il continuo richiamo alla “frustrazione”, termine usato spesso da vari componenti della Giunta, è fuori fuoco. Qui non si tratta di frustrazione, ma del fatto — molto più semplice e concreto — che è materialmente e moralmente impossibile per un cittadino accettare livelli così evidenti di arroganza, illegalità e impreparazione, accompagnati da un sistematico svilimento delle istituzioni, che finiscono per perdere credibilità proprio a causa di chi dovrebbe rappresentarle e difenderle. Detto questo.

Lei scrive di essersi astenuta dalla delibera n. 29/2026 sui preventivi del PUG “per ragioni di trasparenza, nel pieno rispetto dei principi di correttezza amministrativa“, in quanto il proponente nella qualità di Responsabile dell’Area Urbanistica è suo fratello, l’Ing. Angelo Mascellino.

Una precisazione doverosa: quell’astensione era formalmente superflua, perché nella delibera n. 29/2026 la Giunta si è limitata ad approvare algoritmi di calcolo per la stima dei compensi professionali, senza conferire alcun incarico ad alcuno. Ma ammettiamo pure che fosse un gesto di stile.

Il problema è un altro: quella stessa sensibilità per la “correttezza amministrativa” non risulta pervenuta il 6 novembre 2025, quando la Giunta Comunale — delibera n. 108/2025 — ha autorizzato suo fratello Angelo Mascellino, dipendente comunale, a svolgere incarichi extra-ufficio. Lei era presente in quella seduta e ha votato a favore, all’unanimità. Non risulta alcuna astensione. Non risulta alcun richiamo alla “trasparenza” e ai “principi di correttezza amministrativa.”

Astensione quando l’atto non richiedeva astensione. Voto favorevole quando l’atto riguardava direttamente suo fratello. Capisce da sola la contraddizione, o devo spiegargliela?

E c’è di più. Lei ha anche partecipato e votato — senza astenersi — alla delibera n. 27/2026 del 20 aprile 2026, con la quale la Giunta ha conferito l’incarico legale per fare ricorso al TAR contro il Decreto Assessoriale che le negava la “resuscitazione” da consigliera — sue dimissioni presentate via PEC il 28 dicembre 2025. In quella seduta lei aveva un interesse personale diretto e manifesto nell’esito del ricorso: il decreto impugnato ordinava la sua surroga. Eppure nessuna astensione, nessuna “trasparenza”, nessun richiamo alla “correttezza amministrativa.” Solo un voto favorevole a spese del Comune di Alimena per difendere la propria personale posizione istituzionale e assecondare Scrivano, con un’altro illegittimo pretesto, per continuare in questa becera, inspiegabile, piena di atti illegittimi – e senza basi giuridiche – azione di sabotaggio del Consiglio Comunale che sta raggiungendo cifre assurde per un piccolo ente come Alimena (si supereranno le 70.000 euro).

Da quale pulpito, dunque, viene la predica sulla “correttezza amministrativa”?

Il nono contenzioso: quando smettete di fare ricorsi con i soldi dei cittadini?

Già che parliamo di costi e di correttezza amministrativa, vale la pena fare un conteggio aggiornato. Siamo arrivati al nono contenzioso: sei ricorsi al TAR e tre al CGA, con già quattro condanne. L’ultimo, del 5 Maggio, è stato depositato ancora una volta per contrastare l’azione dell’Assessorato Regionale, che si è dovuto rivolgere al TAR per ottenere l’annullamento delle Ordinanze Sindacali n. 22 del 14/04/2026 e n. 23 del 20/04/2026, emesse contro il D.A. n. 168 del 13/04/2026 che rinnovava l’incarico al Commissario ad acta per le surroghe.

Si tratta dello stesso tipo di atti, le ordinanze, su cui il TAR si era già espresso con assoluta chiarezza: il Sindaco non ha competenza in materia di composizione del Consiglio Comunale. E per la n. 14 del 20/02/2026 – che non era tra quelle annullate dal TAR ma dello stesso tenore – l’Assessorato aveva quindi tentato la via bonaria, chiedendo formalmente e per iscritto al Sindaco di revocarla spontaneamente — nota prot. n. 5370 del 27/03/2026 — avvertendo che in caso di mancato riscontro entro tre giorni si sarebbe proceduto per via giurisdizionale. Il Sindaco non ha risposto. E così siamo al nono ricorso.

Ma questi incarichi legali continuano a essere conferiti senza una preventiva quantificazione dei costi e senza i necessari impegni di spesa. La ragione è tanto semplice quanto grave: il bilancio 2026 non è stato approvato — i termini sono già scaduti — e il Comune opera in regime di esercizio provvisorio.

Ma questo è solo l’effetto di un problema ancora più profondo: il bilancio non può essere approvato perché il Consiglio comunale non è nelle condizioni di funzionare regolarmente, e ciò accade perché il Sindaco ne impedisce, di fatto, la corretta composizione.

Una cosa però è certa: il conto, economico e istituzionale, lo stanno pagando i cittadini di Alimena. Un conto che supererà i 70.000 euro e continua a crescere, ricorso dopo ricorso, lasciando increduli anche gli altri amministratori del territorio, che faticano a comprendere come tutto questo possa accadere.

Costi contenziosi Scrivano Alimena

La Giunta contestabile: il vicesegretario a gettone per la quarta volta

A rendere il quadro ancora più fragile sul piano giuridico, c’è il fatto che la Giunta che ha adottato questi atti — compreso il conferimento dell’ennesimo incarico legale — è stata convocata, per la quarta volta consecutiva, con un Vicesegretario nominato “a gettone”: incarico limitato alla singola seduta, per aggirare il limite massimo di 36 mesi già raggiunto dal Dott. Antonio Cicero, come lo stesso Sindaco ammette esplicitamente nelle determine. Una figura che non esiste nell’ordinamento. Una nomina che lo stesso Sindaco riconosce come impossibile in via stabile, e che poi replica seduta per seduta come se il problema non esistesse.

Le conseguenze non sono teoriche: se la nomina è illegittima, lo sono potenzialmente anche le sedute e gli atti adottati. Incluso l’incarico legale per il nono contenzioso e l’avvio del PUG.

Sul PUG e sulla partecipazione

Lei sostiene che “la prassi applicativa del P.U.G., la cosiddetta “Fase 0”, consiste proprio nell’ascolto iniziale attraverso avviso pubblico e raccolta di contributi; tali contributi vengono poi utilizzati per costruire il Documento Preliminare del Piano“.

Bene. Facciamo allora il confronto con un comune che quella “prassi” la applica davvero.

Il Comune di Palermo ha approvato le proprie Direttive Generali per la formazione del PUG — che è esattamente quello che voi avete fatto il 20 aprile con la delibera n. 28/2026, anche se, da principianti allo sbaraglio, avete scritto erroneamente “APPROVARE ATTO DI INDIRIZZO” anziché “approvare le Direttive Generali“, come correttamente la Legge Regionale 19/2020 denomina lo stesso atto  — a dicembre 2023.

Palermo ha poi pubblicato il proprio avviso di partecipazione alla cittadinanza a giugno 2025, fissando come data di avvio per la presentazione di proposte e suggerimenti il 25 luglio 2025: un mese e mezzo dopo, per dare tempo ai cittadini di documentarsi. Prima di quell’avviso, Palermo ha anche organizzato una serie di incontri specifici con la società civile, ha messo a disposizione un portale web dedicato con documentazione tecnica e ha predisposto un questionario facilitatore per i cittadini. Solo dopo si è aperta la fase partecipativa.

Tra l’approvazione delle direttive e l’apertura della partecipazione, Palermo ha impiegato oltre un anno e mezzo. Voi avete impiegato tre giorni.

Tre giorni dall’approvazione dell’atto di indirizzo alla pubblicazione dell’avviso. Su cosa dovrebbero esprimersi i cittadini? Su quali documenti dovrebbero formulare proposte e suggerimenti? Su quale quadro conoscitivo?

Lei chiama questo “partecipazione appena iniziata“. Io la chiamo adempimento formale minimo, imposto dalla necessità di centrare la scadenza di un bando. I fatti la smentiscono, non le mie opinioni.

Sulla “pensione” e sugli obiettivi: chi è davvero il millantatore

Lei allude alla mia “pensione” come obiettivo che raggiungerò “prima o poi.” Non si capisce bene cosa intenda — e sarebbe opportuno che lo chiarisse pubblicamente, visto che lo ha scritto in una risposta ufficiale a firma di “L’Assessore” — ma posso già rispondere nel merito.

Se l’allusione è che scrivo per un interesse personale: i miei articoli citano delibere, determine, decreti regionali, sentenze del TAR, tutti pubblici e verificabili da chiunque. Non ho mai scritto nulla che non fosse documentato. Se vuole smentirmi, smentisca i documenti.

Se invece lei vuole parlare di obiettivi personali perseguiti attraverso la politica, allora è proprio lei che ha aperto quel capitolo. E la risposta è molto semplice: chi è che nel 2023 ha abbandonato il gruppo di minoranza che l’aveva eletta, scambiandolo con un incarico — peraltro illegittimo — per suo fratello? Chi è che nel novembre 2025 ha votato in Giunta per autorizzare incarichi extra-ufficio a suo fratello dipendente comunale, senza astenersi? Chi è che ha partecipato e votato — senza astenersi — alla delibera n. 27/2026 del 20 aprile 2026, con la quale la Giunta ha conferito l’incarico legale contro il decreto che ordinava la sua surroga?

Una nota sul Sindaco e sui risultati in giudizio

Colpisce anche il tono trionfalistico del Sindaco che, commentando lo stesso post, sostiene che “mai una cosa che ha scritto si è trasformata in realtà.” Basterebbe leggere le pronunce del TAR e del CGA — una sequenza di bocciature nette e inequivocabili, quattro condanne su nove contenziosi — per capire quanto questa affermazione sia distante dalla realtà. E con altre decisioni già all’orizzonte — le cinque ancora pendenti, attese tra il 12 e il 13 Maggio — che si preannunciano dello stesso tenore e che chiuderanno definitivamente una delle pagine più tristi e grottesche di cattiva gestione amministrativa che questa comunità ricordi, al punto da apparire ormai un caso quasi surreale nel panorama istituzionale.

Contro prepotenza, arroganza e intimidazioni può volerci tempo. Ma il risultato, come la storia di questa vicenda dimostra, arriverà, non si scappa, e se ne vedranno delle belle.

Una precisazione sulla competenza

Lei mi accusa di “gravi mancanze di comprensione e competenza.” Le rispondo con una sola osservazione: ogni affermazione contenuta nell’articolo che ha generato questa risposta è documentata da atti pubblici. Se c’è qualcosa di sbagliato nel merito, lo indichi esplicitamente e lo correggo pubblicamente. È quello che fa chi ha argomenti.

Quello che non fa chi ha argomenti è insultare l’interlocutore, alludere alla sua pensione (??), definirlo “millantatore mediatico” e concludere con “mi dispiace avere perso il mio tempo per rispondere ad una persona come lei.” Quella non è una risposta istituzionale: è la reazione di chi non ha argomenti e continua a mentire sapendo di farlo, perchè ha una visione limitata esclusivamente all’opportunismo, quello della peggiore specie, e non sapendo cogliere le implicazioni più ampie di una situazione subisce gli eventi senza comprenderne la direzione, vivendo in una realtà inventata, disconnessa dai fatti reali.

Perché i fatti, quelli sì, sono chiari. E proprio per questo, più che continuare con polemiche inconsistenti, sarebbe il caso di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità — con un gesto semplice, lineare e coerente: le dimissioni. Quelle vere, questa volta.

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